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Mercoledì a Montecampione, parliamo di funghi con Dario Dogali – “Finferle”

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Buongiorno a tutti

Oggi vi parlerò delle “Finferle” …di Cantharellus lutescens, Cantharellus tubaeformis e delle “trombète dè mort”, il Craterellus cornucopioides. Tutti buoni funghi commestibili, conosciuti e ricercati per il consumo, sono di piccole – medie dimensioni e si caratterizzano per la forma del cappello che da inizialmente convesso diviene presto irregolare e poi depresso, sovente anche imbutiforme, fino a ricordare una tromba. La confusione con specie non commestibili è quasi impossibile, con la sola eccezione di Leotia lubrica, un Ascomycetes la cui forma ricorda vagamente le giovani “finferle” ma dal quale si distingue per avere il cappello vischioso, giallo – verdognolo olivastro, gambo sottile, cappello da tondeggiante a reniforme ed è privo di imenoforo formato da pseudolamelle, invece presente e ben evidente nelle “finferle”. Anche la microscopia evidenzia forma delle spore nettamente diverse. Di seguito la scheda descrittiva di questa specie:

Leotia lubrica  (Scop.: Fr.) Pers.

Spore ellissoidali fusiformi

Ascomicete: sotto forma di apotecio stipitato e pileato. (cioè con gambo e cappello).

Cappello: fino a 10 – 20 mm, irregolarmente globoso-convesso, sovente solcato ma anche più o meno appianato e, a volte, ombelicato; superficie inferiore liscia, giallo pallida; margine involuto, arrotondato.

Imenoforo: localizzato sulla superficie superiore in vista, è liscio, vischioso a tempo umido, da giallo – verdognolo a bruno – olivastro.

Gambo: 20-60 mm x 4-7 mm, cilindrico, incurvato e flessuoso, a volte solcato in senso longitudinale, sovente allargato e poi svasato verso l’apice, un poco ingrossato verso la base, di colore giallo – olivastro, ma più pallido del cappello, con fini granulazioni verdi che contrastano con il colore di fondo, localizzate specialmente verso l’alto.

Carne:  gelatinosa, ceracea ma non molto fragile, giallo – verdastra, con odore a volte un poco sgradevole e sapore poco indicativo.

Habitat: cresce nei boschi umidi e ombrosi, sia in boschi di latifoglie che di conifere, in estate – autunno.

E passiamo adesso a conoscere le nostre “vere Finferle”.

 Cantharellus lutescens  (Pers. : Fr.) Fries

Fungo poco carnoso, membranoso, di colore bruno – arancio, più o meno imbutiforme e con venature (pseudolamelle) basse e anastomizzate, decorrenti, colore da giallo – arancio a giallo – grigio, talora con sfumature rosa-salmone. Il gambo è irregolare, sovente compresso, scanalato, anche incurvato, liscio, attenuato verso la base e dilatato all’apice, cavo e tubuloso e talora sfumato di rosa. La carne è fibrosetta, di colore crema – giallastro più o meno pallido con sapore dolce, fungino, e odore fruttato. Cresce sovente in gruppi di numerosi esemplari in boschi di conifere e di latifoglie, in particolare tra il muschio e l’erba, dall’estate al tardo autunno. È un buon commestibile e si presta egregiamente ad essere essiccato.

Spore ellissoidali – ovoidali

Cantharellus tubaeformis  Fr. : Fr.

È molto simile a Cantharellus lutescens. Anch’esso poco carnoso, inizialmente convesso poi disteso – depresso con la maturità. Il colore varia da brunastro a giallastro con il margine solitamente più chiaro. Le pseudolamelle (pliche) sono abbastanza fitte, decorrenti sul gambo, ben definite e spesse, forcate e ramificato – anastomizzate, colore dal grigio – giallastro pallido fino al grigio – brunastro. Il gambo è cavo, irregolare, cilindrico, compresso, sovente dilatato verso l’alto, leggermente attenuato alla base che spesso si presenta ricurva. Il colore varia da grigio-giallastro fino a senape – olivastro, ma esiste anche una forma interamente di colore giallo (Cantharellus tubaeformis var. lutescens). La carne è sottile, di consistenza tenace, elastica, bianco – giallo grigiastra, più o meno pallida, con sapore dolciastro e con odore debole che ricorda il muschio. Cresce in gruppi di numerosi esemplari, spesso in modo subcespitoso, sia in boschi di conifere che di latifoglie, tra il muschio, dall’estate all’autunno inoltrato. È un commestibile di discreta qualità se consumato fresco; migliora notevolmente se essiccato e consumato dopo rinvenimento in acqua e latte.

Spore ellissoidali – ovoidali

Craterellus cornucopioides (L. : Fr.) Persoon

Fungo dalla forma caratteristica di trombetta (da cui il nome derivato dal latino classico cornucopia: “corno dell’abbondanza”); ha cappello di struttura piuttosto sottile, centralmente cavo, si prolunga verso la base in modo poco differenziato dal gambo. Il margine si presenta arrotolato e incurvato nei soggetti giovani, poi irregolare e lobato, tendente a distendersi solo a maturità. La cuticola è liscia, di colore variante dal blu-corvino nerastro nei giovani e imbrunente con la maturità, sovente con presenza di squamule scure più o meno evidenti. La parte fertile è liscia o costituita da pieghe rudimentali appena accennate, disposte longitudinalmente e di colore grigio – fuligginoso, più chiaro e di aspetto pulverulento con tempo secco e per effetto del deposito sporale. Il gambo è di forma irregolare, totalmente cavo fino alla base che si presenta attenuata; internamente è concolore al cappello o bistro – nerastro. La carne è sottile e poco consistente, ceraceo – elastica, di colore grigio-nerastro con sapore astringente e odore inizialmente grato, fruttato nei giovani, di legno di botte a maturità. Cresce in gruppi di numerosi esemplari nei luoghi umidi dei boschi di latifoglie, con preferenza per quelli di faggio e castagno, più raramente in quelli di conifere, dall’estate all’autunno. È un commestibile di buona qualità, conosciuto e ricercato. Si presta egregiamente alla conservazione essiccato e utilizzato come condimento o anche dopo rinvenimento in acqua e latte. Non è confondibile con specie tossiche o non commestibili.

Specie simile è Cantharellus cinereus, di uguale colore ma con parte fertile a pieghe ben accentuate; anch’esso è fungo commestibile di buona qualità, con profumo fruttato ancora più intenso di quello di Craterellus cornucopioides.

Spore ellissoidali – ovoidali

Conclusione:

Solo la conoscenza delle specie raccolte preserva da gravi rischi alla nostra salute.

Mercoledì 6/3 2019 vi parlerò di Calocybe gambosa (Fr. : Fr.) Donk, il fungo di San Giorgio, un buon fungo commestibile.

Arrivederci e buon fine settimana a tutti, vi saluto cordialmente,

Dario Dogali


Qui l’elenco dei funghi che sono stati argomento della rubrica da quando è nata (21/11/18).

AVVERTENZA : Indicazioni o considerazioni, riguardanti la commestibilità dei funghi trattati, non devono in alcun modo essere considerate informazioni sicure per la raccolta ed il consumo degli stessi. Pertanto ci si deve astenere dal consumare funghi solo sulla base di queste indicazioni o della presunta somiglianza con le fotografie pubblicate. Si declina pertanto qualsiasi responsabilità, sia penale che civile, derivante dalla inosservanza di questa avvertenza.

E’ buona cosa leggere sempre e comunque:

Informazioni generali

Glossario

Biografia di Dario Dogali

Nota bene: Il testo di colore ROSSO nelle pagine della rubrica sui funghi, indica pericolo e non commestibilità.


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