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Mercoledì a Montecampione, parliamo di funghi con Dario Dogali – Cortinarius orellanus, Cortinarius speciosissimus e Chroogomphus rutilus

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Buongiorno a tutti

Un grande Micologo di altri tempi diceva che i funghi del Genere Cortinarius sono tutti buoni…… da buttare!

Se quanto sopra detto non è del tutto vero perché alcuni di essi sono dei buoni commestibili (es: Cortinarius claricolor, Cortinarius cumatilis, Cortinarius prestans, Cortinarius subvalidus, Cortinarius varius e Cortinarius violaceus), è vero invece che un numero elevato di essi sono NON COMMESTIBILI ed alcuni TOSSICI-MORTALI, come quelli di seguito proposti, facilmente reperibili sia nei boschi di Montecampione che in quelli di media e bassa montagna. Essi potrebbero essere confusi con i “chiodini” (specialmente quelli di crescita singola su terreno e non, come si è soliti trovarli, in gruppi numerosi su ceppaie) ma più facilmente con Chroogomphus rutilus, fungo commestibile, crescente sotto Pino, chiamato “chiodetto” in Trentino. Tale confondibilità, dovrebbe essere abbastanza improbabile, ma non impossibile se si ha un minimo di famigliarità e conoscenza dei funghi.

Cortinarius orellanus  Fries

(fotografia dell’amico Micologo Nicola Sitta)

Fungo di dimensioni medio piccole, carnoso, si presenta con il cappello inizialmente campanulato – convesso, poi piano – convesso e alla fine più o meno disteso, sovente con presenza di un largo umbone ottuso; la cuticola è asciutta, opaca, sericea, densamente fibrillosa – feltrata o squamulosa, colore da bruno rossiccio aranciato a bruno ramato; le lamelle sono spaziate, smarginate – adnate al gambo, colore da bruno – ocraceo a bruno – rugginoso; la sporata (se presente in alto sul gambo è elemento importante e di aiuto a riconoscere da subito i funghi del Genere Cortinarius) è bruno – rugginosa;  il gambo è pieno, sodo, slanciato, spesso flessuoso, a volte ingrossato o attenuato e ricurvo alla base, di colore giallo – aranciato, decorato longitudinalmente da fibrille concolori; la carne è soda, ocracea con sfumature rossicce, con odore rafanoide e sapore acidulo. Cresce da fine estate a tutto l’autunno soprattutto presso querce e castagni, ma anche noccioli e faggi, sia gregario che singolo.

Cortinarius speciosissimus Kühner & Romagnesi

Conosciuto anche come Cortinarius orellanoides Henry, è un fungo di dimensioni medie o medio – piccole, carnoso, con cappello inizialmente conico – campanulato, con evidente umbone acuto, poi convesso, alla fine più o meno disteso; la cuticola è asciutta, opaca, di colore bruno – rossiccio aranciato, ornata da fibrille squamulose; le lamelle sono spaziate, smarginate – uncinate al gambo, inizialmente concolori al cappello poi bruno – rosso cannella; la sporata (se presente in alto sul gambo è elemento importante e di aiuto a riconoscere da subito funghi del Genere Cortinarius) è bruno – rugginosa; il gambo è pieno, poi farcito, slanciato, cilindrico, a volte, clavato – fusiforme verso la base, di colore iniziale ocraceo poi bruno – rossastro, ornato di caratteristiche bande giallastre più o meno evidenti; la carne è soda, di colore da giallo – zafferano a bruno rossastro, specialmente verso la base del gambo, con odore debole, rafanoide e sapore dolciastro.

Cresce gregario, in gruppi più o meno numerosi, nelle zone umide delle foreste di Abete rosso (raro sotto latifoglie), in estate – autunno. Causa intossicazione a lunghissima incubazione (diversi giorni) e colpisce in modo specifico ed irreversibile i reni.

Per conoscenza, tratto da: GLI AVVELENAMENTI DA FUNGHI (di Marco della Maggiora)

La storia ci ricorda in proposito casi di estrema gravità dovuti a tempi di incubazione particolarmente lunghi. Un esempio è l’avvelenamento di massa registrato in Polonia nel 1952 e ripetutosi poi nel 1955 e nel 1957, con quasi 200 intossicati e più di 30 decessi, a seguito del consumo di Cortinarius orellanus la cui velenosità era fino a quel momento sconosciuta. Data la sua abbondanza in quella Regione, nonché la condizione di miseria di parte della popolazione, tale specie veniva addirittura venduta sui mercati di Varsavia. Causando avvelenamenti con tempi di incubazione di 2 settimane ed oltre, non fu affatto semplice imputare il Cortinarius orellanus come causa della grave ed acuta insufficienza renale diagnosticata ai suoi malcapitati consumatori. Il primo a segnalare gli avvelenamenti fu il micologo polacco Grzymala che nel 1957 riportò il caso di un tragico banchetto di nozze [VALLI et al., 2002]; grazie ai suoi studi, nel 1965 fu classificata la nuova sindrome orellanica e fu fatta finalmente chiarezza su quella che sembrava inizialmente una misteriosa epidemia. Il Cortinarius orellanus vanta vittime, anche oggi frequenti, in Cecoslovacchia, Francia, Germania e Svizzera [BOTTALICO & PERRONE, 2002], ma anche nel nostro Paese, specialmente al nord, dove i casi di sindrome orellanica sembrano in preoccupante ascesa, forse perché tale specie si sta diffondendo negli anni, adattandosi sempre più agli habitat del nostro territorio [PICCOLO, 2002].

Chroogomphus rutilus  (Fries) Miller

(sin : Gomphidius viscidus Fries)

Cappello con diametro di 30-100 (125) mm, carnoso, inizialmente conico, poi convesso e infine appianato, con evidente umbone acuto; cuticola vischiosa a tempo umido, lucente e liscia a tempo secco, fibrillosa, colore da rosso – mattone a rosso – vinoso, a volte con sfumature bruno – olivastre; margine per lungo tempo involuto, poi disteso, con velo filamentoso nei soggetti giovani; lamelle sono spaziate, spesse, decorrenti sul gambo, facilmente separabili dal cappello, di colore oliva – bruno – nerastre; il gambo, di 40-100 (120) x 5-15 mm, pieno, sodo, cilindrico, attenuato verso la base; superficie con scaglie minute, un poco viscosa, concolore al cappello, più chiara, ocra – giallo – cromo alla base, più scura, rossastra verso l’apice e con presenza di resti del velo parziale sotto forma di anello fugace; la carne è soda, compatta, fibrosa nel gambo, di colore ocra – rosa – salmone, con riflessi vinosi negli esemplari maturi, giallo – cromo alla base del gambo, di sapore un po’ acidulo e con odore leggero, fruttato. Fungo comune, cresce solo presso pini a 2 aghi (Pino silvestre etc..) dall’estate all’autunno.

Conclusione:

Solo la conoscenza delle specie raccolte preserva da gravi rischi alla nostra salute.

Mercoledì 17/4 2019 vi parlerò Hydnum repandum e Hydnum rufescens (conosciuti come steccherini o barbunsì nella terminologia dialettale), entrambi commestibili. 

Arrivederci e buon fine settimana a tutti, vi saluto cordialmente,

Dario Dogali


Qui l’elenco dei funghi che sono stati argomento della rubrica da quando è nata (21/11/18).

AVVERTENZA : Indicazioni o considerazioni, riguardanti la commestibilità dei funghi trattati, non devono in alcun modo essere considerate informazioni sicure per la raccolta ed il consumo degli stessi. Pertanto ci si deve astenere dal consumare funghi solo sulla base di queste indicazioni o della presunta somiglianza con le fotografie pubblicate. Si declina pertanto qualsiasi responsabilità, sia penale che civile, derivante dalla inosservanza di questa avvertenza.

E’ buona cosa leggere sempre e comunque:

Informazioni generali

Glossario

Biografia di Dario Dogali

Nota bene: Il testo di colore ROSSO nelle pagine della rubrica sui funghi, indica pericolo e non commestibilità.


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