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Danzaterapia tra Oriente e Occidente – Pitoti e Danzaterapia. Tra Cina e Valle Camonica.

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Intraprendo un viaggio breve, questa volta, per presentare Metodologia e pratica della Danza Terapeutica (FrancoAngeli2018) a Montecampione, Valle Camonica.

Qualche giorno prima dell’evento riprendo gli appunti e il power point e ritrovo, come sempre, il simbolo cinese dell’uomo tra Cielo e Terra.

A quel punto, di solito, inizio a spiegare la sintesi Oriente e Occidente caratteristica del mio percorso:

“Il Cielo/Terra realizza anzi permette la comprensione e la manifestazione della vita.

La danza permette all’Uomo di preservare la relazione vitale e armoniosa che lo investe in quanto essere che veicola le energie del Cielo e della Terra”.

Mentre osservo per la millesima volta la figura umana rappresentata con il suo bell’ideogramma del cuore nel centro del petto, altri omini cominciano a danzarmi nei pensieri: i “Pitoti” della Valle Camonica.

Mi appassiono, naturalmente, e scelgo di inserire nella mia esposizione le immagini caratteristiche delle incisioni rupestri da avvicinare al simbolo cinese.

Ne parlo con la moderatrice, originaria dei luoghi, che sorride compiaciuta quando le mostro una delle rappresentazioni che più mi ha colpito: “ hai scelto l’immagine dello sciamano!”

Chi conosce la DanzaMovimentoTerapia, sa che la dimensione sciamanica è un richiamo affascinante presente in molte metodologie; del resto così inizia il libro che presento:

“Curarsi danzando è una pratica antica che affonda le sue radici nella dimensione del sacro. Lo sciamano danza, il rituale cura, gli strumenti musicali evocano il battito cardiaco: è la visione di un mondo antico, “primitivo” che sicuramente tocca verità profonde”. (Metodologia e pratica della Danza Terapeutica, DMT tra Oriente e Occidente, p.31. FrancoAngeli2018).

Continuo a mostrare la mia carrellata di immagini archetipiche, tra le quali alcune sicuramente danzanti e Delia Filippi spiega: “ecco l’uomo orante con le braccia rivolte al Cielo e i piedi ben piantati nella Terra!” E’ proprio strano sentire dalla bocca di Delia ciò che di solito comunico alle persone per introdurre la “Danza del Cielo/Terra”:

“La proposta della Danza del Cielo-Terra aiuta le persone ad entrare in un profondo stato percettivo ed è la storia d’amore danzata tra il Cielo e la Terra, crea i collegamenti tra Alto e Basso, tra Misterioso e Tangibile. Risuona prepotentemente come Danza tra Maschile e Femminile e le persone si riconoscono nell’intensità della pulsione che collega l’attrazione tra gli opposti. La riattivazione profonda dell’energia vitale, sessuale, trova canale espressivo e dinamico nella relazione con la musica. Al piacere del movimento si aggiunge il piacere di sentirsi compenetrare dalla musica”. (id p.64)

Mi rendo conto che il simbolo evoca sia in me che in Delia le stesse spiegazioni e mi sento come quando in India dichiarai a una donna che vendeva tessuti sulla spiaggia che i suoi piedi erano bellissimi. Anche lei, come Delia, sorrise compiaciuta e rispose: “No shoes!” Era evidente che per quel tipo di persone, che viveva ancora a stretto contatto con la natura non era necessario spiegare il senso di una danza a piedi nudi!

Riguardo al simbolo della persona tra Cielo e Terra leggo ancora la simpatica pag.64:

“Bastano pochi stimoli e forti immagini evocative date con delicata attenzione e profondo coinvolgimento per far nascere una risposta nell’utente; in realtà il Danzaterapeuta ricorda soltanto qualcosa che l’utente conosce già: il profondo sentimento di sentirsi inserito nella continuità e nella ciclicità del Cielo/Terra. L’Uomo si fa, tramite la sua danza, tramite nel Cielo/Terra. Diviene consapevole della profondità e della flessibilità della radice che lo connette alla Terra: concreta, tangibile, adattabile. Nello stesso tempo riconosce il suo essere piccolo nei confronti del Cielo Misterioso”.

Qui, in Valle Camonica il significato della persona tra Cielo e Terra, cardine della pratica della DMT tra Oriente e Occidente, può essere spiegato utilizzando simboli che le persone conoscono, anche solo per averli visti rappresentati ovunque.

Decisi quindi che l’indomani avrei dato la parola a Delia ma dedicai comunque la serata allo studio che si rivelò avvincente e straordinariamente intrigante.

Scoprii un’immagine del “Pitoto” collegato ad un labirinto.

La rappresentazione del labirinto da qualche studioso viene fatta risalire al periodo neolitico o comunque all’ età del bronzo. E’ ragionevole supporre che sia nato indipendentemente nello stesso periodo preistorico presso popoli diversi.

Vorrei qui solo accennare a quei labirinti interiori sollecitati dalle musiche che si muovono nelle persone. Essi permettono di far prendere forma a pensieri inespressi, ricordi nascosti. Oppure alla proposta con cui spesso Maria Fux induce il senso di appartenenza al gruppo: ognuno esiste per sé e per gli altri. Ognuno può essere per l’altro il limite, oppure la persona con cui entra in contatto. Il labirinto ha un ritmo: c’è chi si ferma e diventa per l’altro lo stimolo vivente per la creazione di nuovi gesti, c’è chi trova un personale modo di stare con la musica che si accorda sempre più al ritmo interno.

Entrare e uscire dal labirinto è tema caro ai miei utenti che spesso per arrivare conquistano l’uscita da infiniti e ripetuti labirinti spazio temporali e giungono puntuali ai gruppi malgrado gli scioperi dei mezzi pubblici, i figli con la febbre, gli appuntamenti urgenti e improrogabili negli ospedali, lo stress quotidiano. Nel cerchio a volte scelgono di raccontare per condividere anche verbalmente momenti davvero difficili, soprattutto quando sono in attesa di diagnosi mediche. Per i più giovani il momento del cerchio permette di aprire dimensioni di rispecchiamento di ansie e delusioni ma anche di fiduciosa progettualità. La parola, detta e danzata, facilita l’uscita da labirinti che potrebbero diventare pensieri ricorrenti.

Nella Danza tutti i labirinti si intrecciano per la nuova creazione collettiva che concluderà la serata.

Le vedo uscire in fila, le donne del martedì sera, qualcuna ancora volge le braccia al Cielo stirandosi un po’, altre apprezzano sorprese la nuova piacevole camminata con i piedi ben piantati nella Terra!

Davanti agli occhi mi appare l’immagine dei Pitoti: tutti in fila sulla pietra grigia.

Giusto un po’ di colore in più per le donne che danzano, per gli uomini e i bambini che scelgono di incontrarle per danzare con loro.

Qui e ora come autentiche incisioni rupestri nello spazio-tempo ritrovato.

Elena Cerruto

Sorgente: Pitoti e Danzaterapia. Tra Cina e Valle Camonica.


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