I ♥ MONTECAMPIONE

Montecampion'è per sempre!

Che bello “smanettare” su Google di giovedì – 1998, La Repubblica: Una staffetta con Pantani l’Italia torna a sognare

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PARIGI – Com’ è lontano il Tour, visto da qui. La pelata di Ronaldo non è quella di Pantani. La Francia ha in testa les bleus, poi verrà il tempo del giallo. Per non disturbare gli ultimi giorni del Mondiale, per non essere schiacciato e perché gli danno una barca di soldi, il Tour comincia oggi in Irlanda. Martedì lo acchiappo a Roscoff, vecchio nido di contrabbandieri, e questa per me è già una bella cosa. Meno bello che il Tour sia così mal disegnato. Non è la prima volta che lo si scrive ma stavolta è proprio vero. Nemmeno i parenti di Ullrich, o il suo direttore sportivo, l’ avrebbero disegnato così ottusamente a favore del granatiere di Rostock. Perché l’ abbia fatto il signor Leblanc, con la sua congrega di esperti, resta un immenso mistero su due ruote. Occhio: se nel calcio esiste una sindrome di Vigo, nel ciclismo da pochissimo tempo può esserci la sindrome di Montecampione. In Italia, per tre quarti di Giro, tutti hanno detto che Pantani, poveraccio, era chiuso da Zulle e Tonkov, che con quel percorso morbido nemmeno a fare i salti mortali poteva vincere. E poi Pantani ha vinto, e noi siamo stati felici. Quando dico noi, non intendo soltanto i romagnoli, gli italiani, gli ammiratori dello stupendo fossile che è Pantani, ma una bella fetta di mondo ciclofilo. Gaul, per esempio, e Merckx, e anche Virenque, che con Pantani proprio non s’ annusa (e viceversa) ma sicuramente sta dalla stessa parte della barricata. Se per Pantani il Tour è una corsa a handicap (due arrivi in salita, e nemmeno micidiali, contro i quattro del ‘ 97, e 115 km a cronometro) lo è anche per Virenque. Un francese che lotta per vincere (l’ anno scorso è finito secondo) non farebbe comodo anche agli organizzatori? A quanto pare, no. Il pane di Pantani è la montagna, pane duro e montagna dura, non grissini e crackers. Lo spettacolo nel ciclismo è la montagna. Nessuno fa centinaia di chilometri il giorno prima e piazza una tenda per la notte, se si arriva a Lorient o a Cap d’ Agde. Nessuno spettatore soffre, se non per veder soffrire, nessuna volata per quanto maestosa può prendere occhi e cuore come uno scatto in salita. Mette quasi tristezza dover dire queste cose vecchie come il ciclismo, è come puntualizzare che il calcio si gioca 11 contro 11. Però, con la giusta tristezza e la giusta dose di disapprovazione, è giusto dirle adesso. Dieci giorni consecutivi di pianura sono una solenne corbelleria e ripropongono pari pari l’ avvio degli ultimi anni, con una classifica decisa dagli abbuoni e dalle cadute. Roba da Cipollini, Zabel, Moncassin, Minali, Steels, Traversoni, Blijlevens. I grandi attori sono pregati di non cadere, di non restare coinvolti in cadute (anche senza sbucciarsi, si perde tempo) e di stare nelle prime venti posizioni perché non si sa mai. Ora, siccome anche l’ etica è un bene di consumo, nessun ristoratore di buon senso proporrebbe dieci giorni filati di ostriche o piedini di maiale. Leblanc lo fa, noi siamo i camerieri dell’ evento e lui il gestore. Raccomando agli avventori di non essere troppo pessimisti perché al Tour succede sempre qualcosa, non si sa cosa, alla faccia dei gestori e dei camerieri. è il qualcosa che fa mangiare e bere il Tour, che gli dà un sapore unico, io so che questo succede quasi sempre ma non so spiegare perché, ed è per questo che continuo a venire al Tour, perché da quando sono alto così sento dire che la corsa la fanno i corridori, ma se ci riescono stavolta dico loro in anticipo che sono davvero bravi, bravissimi, molto più del gestore di pianura. Il favorito resta Ullrich, col cavallo Riis d’ appoggio. Poi c’ è Olano col cavallo De Las Cuevas e Virenque coi cavalli Zulle e Dufaux. Pantani è da solo, e non ha nemmeno più la cultura, l’ umanità, l’ esperienza di Luciano Pezzi al suo fianco. Pantani cerca di fare lo spiritoso, sente aria di pallone e dice che giocherà a zona, e aggiunge che non è qui per la tappetta (in verità ha vinto solo tappone) e se vede che è tagliato fuori dal grande Giro torna a casa. Lo capisco, ma cerco di usare le parole che avrebbe usato Pezzi: non mollare, Marco. Il tedesco non è di ferro, e poi c’ è tanta gente che ti aspetta. Sei unico, e lo sai. Porta la tua unicità almeno fino alle Alpi, non essere anche tu un uomo piccolo, in barca senza vela (questo veramente è Tenco), uno di quelli che vanno alla Tirreno-Adriatico e vanno subito a casa. Dacci dentro, Marco, il ciclismo è fatto anche di alleanze, potreste fare magari corsa parallela tu e Virenque. Il Tour di Pantani comincia il 21 luglio. In Francia non ci sono le salite italiane, l’ ha detto Roussel, il ds di Virenque, quelle che obbligano a mettere i 25 denti. Pensate, addirittura si arriva a Carpentras senza fare il Ventoux e Ullrich s’ è sgonfiato, sembra pure più magro dell’ anno scorso. Ha perso dodici chili (15 secondo Pevenage) e ha fatto dire a Merckx: “Io tifo Pantani per il bene del ciclismo. Un’ altra vittoria di Ullrich, uno che corre sul serio solo un mese all’ anno, sarebbe una sconfitta del ciclismo vero, di quello che tiene in sella per vincere da marzo a ottobre”. è quello che penso io, ma se lo pensa e lo dice Merckx è meglio. E quindi dacci dentro pantadattilo, perchè non abbiamo nessun altro in grado di contrastare i corridoroni da un mese all’ anno, non abbiamo Gotti che s’ è perso tra i virus, non abbiamo da adottare, altrove, altri corridoroni da un mese l’ anno, e quindi sei l’ unica fionda che abbiamo. Lo so che non è un bel momento, che il tuo ingaggio sono pronti a triplicartelo, in Spagna, in Olanda e in Italia, hai la coda fuori dalla porta e anche a queste cose uno deve pensare, se non ha più vent’ anni. Ma ricordati che quel contratto l’ hai firmato che giravi ancora con le stampelle, e ricordati di chi ha insistito per fartelo firmare, che qualcosa gli devi, e ricorda che hai vinto il giro d’ Italia e arrivi qui con un’ altra buccia, e se mai fidati di Gimondi che è uno della sponda giusta. Lo so che non è facile, a essere sinceri è quasi impossibile, però provaci. Dalla tua parte, per quel poco che può servire, ci sono quelli che vogliono bene ai corridori di tutte le stagioni, non a quelli programmati come robot, ci stanno quelli (e sono ancora tanti) che aspettano il Tour nella speranza che la legge del cuore, qualche volta, sia più forte della legge del tempo.

Gianni Mura

Sorgente: Una staffetta con Pantani l’ Italia torna a sognare – la Repubblica.it


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