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Corriere della Sera – Piste chiuse per Covid? «Senza sci a rischio l’economia delle valli»

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Ieri pomeriggio la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato le linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita per lo sci. Prevede che su cabinovie e ovovie la capienza sia ridotta del 50% rispetto alla portata massima mentre che le seggiovie possano viaggiare piene. Ancora, impone che alle biglietterie siano adottate soluzioni per disciplinare in file ordinate e distanziate gli sciatori.

Grazie a questi accorgimenti, le stazioni turistiche puntano ad aprire la stagione a dicembre, prima di Natale. Il documento contenente le proposte dei gestori degli impianti è stato trasmesso al Comitato Tecnico Scientifico nazionale e al governo del premier Conte: saranno loro ad avere l’ultima parola, ma sono diffusi i timori che l’avvio delle attività sia rinviato al prossimo anno. Se così fosse «sarebbe la pietra tombale per l’economia di interi territori» secondo Lara Magoni, assessore al turismo di Regione Lombardia.

Senza evocare il rischio della fine delle attività, Michele Bertolini, direttore del consorzio Ponte di Legno Tonale, segue la linea dell’assessore Magoni: «Siamo molto preoccupati perché gli impianti sono il motore dell’economia dell’alta valle Camonica e del versante trentino. Il consorzio distribuisce gli utili a un azionariato diffuso che si sta domandando cosa fare dei propri dipendenti e come fare a onorare mutui e altri impegni. Le premesse non sono buone, perché diversi paesi dell’est europeo, diventati negli ultimi anni un bacino per noi fondamentale, hanno ridotto le vacanze invernali nazionali. Se neppure gli italiani potranno sciare a Natale, si annuncia una stagione in cui dovremo cercare di perdere il meno possibile».

Ma gli italiani potranno muoversi liberamente? «Le linee guida trasmesse al governo — sottolinea Demis Zendra, amministratore delegato di Borno Ski Area — ci consentirebbero di gestire senza problemi i nostri flussi, ma la maggiore incognita è legata agli spostamenti, che dipendono dal colore assegnato alle regioni in base alla gravità del contagio. Se la Lombardia rimane zona rossa, da noi potrebbero venire a sciare solo i bornesi… Contiamo che le cose possano cambiare e per questo stiamo facendo tutto ciò che è di nostra competenza per farci trovare pronti».

Stesso impegno per Stefano Iorio, presidente di Montecampione Ski Area: «Abbiamo avviato nei giorni scorsi l’innevamento programmato; da giugno lavoriamo per le revisioni degli impianti e per sistemare le piste; abbiamo installato le biglietterie automatiche. Lo sci è uno sport individuale, che consente di divertirsi in sicurezza. Mi auguro che alle nostre stazioni non facciano pagare la difficoltà di rendere sicuri altri settori».

Giuseppe Arrighetti

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