Il Pirata, dopo tanta sfortuna, fa innamorare l’Italia a Piancavallo e Montecampione. Stacca Tonkov in salita, poi nella crono di Mendrisio stupisce e tiene incollati alla tv 5.8 milioni di spettatori
La prima volta, nel 1993, è un ritiro. La seconda è la tempesta che sconvolge le gerarchie: battuto nel 1994 dal russo Berzin ma davanti a re Indurain. L’Italia scopre un romagnolo di 24 anni che, nato a Cesenatico sulla spiaggia dell’Adriatico, non ha rivali in montagna. La terza volta, nel 1995, può essere la consacrazione, ma non c’è nemmeno: il primo maggio un automobilista lo investe a Sant’Arcangelo di Romagna. La quarta volta, nel 1996, la vive ancora davanti alla televisione: riabilitazione alla gamba sinistra dopo la frattura di tibia e perone alla Milano-Torino ‘95. La quinta volta, finalmente, nel 1997 si riallaccia il suo rapporto con il Giro, ma un gatto grigio gli taglia la strada nella discesa del Chiunzi e Marco si ritrova in un letto dell’ospedale di Cava de’ Tirreni. Marco Pantani e il Giro d’Italia, una storia d’amore portata alla follia. Il successo e la tragedia sportiva e umana dello scalatore forse più forte di sempre. E così quando il 16 maggio 1998 il romagnolo si presenta al via da Nizza, in Francia, le in cognite sono molte. È reduce dalla vittoria all’Alpe d’Huez al Tour 1997, quella dell’urlo che scuote le Alpi francesi. FINALMENTE — L’ultimo vero Giro risale al 1994: Marco è cresciuto, ha vissuto in diretta la morte del suo amico Fabio Casartelli nel 1995, e sul televisore nel salone di casa, dove fa i massaggi, tiene un primo piano sorridente dell’olimpionico comasco. Non è ancora riuscito a realizzare la promessa fatta a nonno Sotero, che gli aveva regalato la prima biciclettina sulla quale inseguire i sogni. Marco ha 28 anni. Una squadra, la Mercatone Uno di Luciano Pezzi con Beppe Martinelli in ammiraglia, devota completamente. Gregari prima amici e poi corridori. Al Giro il rivale è Alex Zülle, che guida la Festina. Un nome funesto, che nemmeno due mesi dopo, al Tour, sarà sinonimo del primo grande scandalo doping nello sport. Lo svizzero, miope, che corre con gli indispensabili occhiali, è un formidabile cronoman e in salita riesce a difendersi con un eccellente passo regolare. Ha già vinto due Vuelta e il Mondiale della cronometro. Si parte con il prologo di Nizza, in onore ad Alfredo Binda, cinque volte re del Giro, che qui venne a lavorare come stuccatore e iniziò a correre in bici. Zülle è subito maglia rosa, Pantani perde 39 secondi in 7 chilometri. Soltanto alla quattordicesima tappa, arrivo in salita a Piancavallo, Marco trova una montagna degna e torna a vincere dopo 1.445 giorni da Aprica 1994, con la gamba sinistra più corta di sette millimetri. Guadagna 12” su Zülle e sul russo Tonkov, primo al Giro 1996 e secondo nel 1997. “Le mie gambe dicevano basta, ma con la testa sono andato oltre le mie possibilità”, racconta Marco. Il giorno dopo, a Trieste, 40 chilometri di cronometro, Pantani subisce una delle sconfitte più dure: Zülle in maglia rosa è un marziano. Sul lungomare di Trieste, a Barcola, va a superare il romagnolo partito tre minuti prima di lui e gli infligge 3’26”. Media oraria: 53,771. Un’umiliazione come capitò a Chiappucci contro Indurain nel 1992. Il suo d.s. Giuseppe Martinelli ricorda: “Quasi quasi Marco non si era nemmeno accorto che Zülle l’aveva passato a doppia velocità. Ma lui non faceva i processi al passato, guardava avanti. E se anche era preoccupato per quanto Zülle andasse forte, lo teneva dentro. In salita non mi ha mai detto dove e quando scattava. Anzi, se avesse potuto mi avrebbe detto il contrario”.
Luca Gialanella
Sorgente: Giro d?Italia, -3: Pantani senza rivali, un ?98 da padrone



