I ♥ MONTECAMPIONE

Montecampion'è per sempre!

Che bello “smanettare” su Google di giovedì  – 2017, Gazzetta dello Sport: Giro d’Italia, -3: Pantani senza rivali, un ’98 da padrone

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Il Pirata, dopo tanta sfortuna, fa innamorare l’Italia a Piancavallo e Montecampione. Stacca Tonkov in salita, poi nella crono di Mendrisio stupisce e tiene incollati alla tv 5.8 milioni di spettatori

La prima volta, nel 1993, è un ritiro. La seconda è la tempesta che sconvolge le gerarchie: battuto nel 1994 dal russo Berzin ma davanti a re Indurain. L’Italia scopre un romagnolo di 24 anni che, nato a Cesenatico sulla spiaggia dell’Adriatico, non ha rivali in montagna. La terza volta, nel 1995, può essere la consacrazione, ma non c’è nemmeno: il primo maggio un automobilista lo investe a Sant’Arcangelo di Romagna. La quarta volta, nel 1996, la vive ancora davanti alla televisione: riabilitazione alla gamba sinistra dopo la frattura di tibia e perone alla Milano-Torino ‘95. La quinta volta, finalmente, nel 1997 si riallaccia il suo rapporto con il Giro, ma un gatto grigio gli taglia la strada nella discesa del Chiunzi e Marco si ritrova in un letto dell’ospedale di Cava de’ Tirreni. Marco Pantani e il Giro d’Italia, una storia d’amore portata alla follia. Il successo e la tragedia sportiva e umana dello scalatore forse più forte di sempre. E così quando il 16 maggio 1998 il romagnolo si presenta al via da Nizza, in Francia, le in cognite sono molte. È reduce dalla vittoria all’Alpe d’Huez al Tour 1997, quella dell’urlo che scuote le Alpi francesi. FINALMENTE — L’ultimo vero Giro risale al 1994: Marco è cresciuto, ha vissuto in diretta la morte del suo amico Fabio Casartelli nel 1995, e sul televisore nel salone di casa, dove fa i massaggi, tiene un primo piano sorridente dell’olimpionico comasco. Non è ancora riuscito a realizzare la promessa fatta a nonno Sotero, che gli aveva regalato la prima biciclettina sulla quale inseguire i sogni. Marco ha 28 anni. Una squadra, la Mercatone Uno di Luciano Pezzi con Beppe Martinelli in ammiraglia, devota completamente. Gregari prima amici e poi corridori. Al Giro il rivale è Alex Zülle, che guida la Festina. Un nome funesto, che nemmeno due mesi dopo, al Tour, sarà sinonimo del primo grande scandalo doping nello sport. Lo svizzero, miope, che corre con gli indispensabili occhiali, è un formidabile cronoman e in salita riesce a difendersi con un eccellente passo regolare. Ha già vinto due Vuelta e il Mondiale della cronometro. Si parte con il prologo di Nizza, in onore ad Alfredo Binda, cinque volte re del Giro, che qui venne a lavorare come stuccatore e iniziò a correre in bici. Zülle è subito maglia rosa, Pantani perde 39 secondi in 7 chilometri. Soltanto alla quattordicesima tappa, arrivo in salita a Piancavallo, Marco trova una montagna degna e torna a vincere dopo 1.445 giorni da Aprica 1994, con la gamba sinistra più corta di sette millimetri. Guadagna 12” su Zülle e sul russo Tonkov, primo al Giro 1996 e secondo nel 1997. “Le mie gambe dicevano basta, ma con la testa sono andato oltre le mie possibilità”, racconta Marco. Il giorno dopo, a Trieste, 40 chilometri di cronometro, Pantani subisce una delle sconfitte più dure: Zülle in maglia rosa è un marziano. Sul lungomare di Trieste, a Barcola, va a superare il romagnolo partito tre minuti prima di lui e gli infligge 3’26”. Media oraria: 53,771. Un’umiliazione come capitò a Chiappucci contro Indurain nel 1992. Il suo d.s. Giuseppe Martinelli ricorda: “Quasi quasi Marco non si era nemmeno accorto che Zülle l’aveva passato a doppia velocità. Ma lui non faceva i processi al passato, guardava avanti. E se anche era preoccupato per quanto Zülle andasse forte, lo teneva dentro. In salita non mi ha mai detto dove e quando scattava. Anzi, se avesse potuto mi avrebbe detto il contrario”.

LA RIMONTA — Mancano tre vere tappe di montagna, Pantani è a 3’48” dalla maglia rosa Zülle, lo precede anche Tonkov (a 2’02”). Martedì 2 giugno, festa della Repubblica. Asiago-Selva di Val Gardena è la tappa dolomitica. Zülle fora sulle Scale di Primolano. Il destino: qui Fausto Coppi cadde e si fratturò il bacino nel 1950. La chiave è la Marmolada-Passo Fedaia, affrontata dal versante nobile di Malga Ciapela. Il rettilineo della Capanna Bill finisce i muscoli con pendenze del 18%. È qui che Marco Pantani e Giuseppe Guerini, lo scalatore bergamasco del Team Polti, partono in un Trofeo Baracchi della montagna. Zülle, senza più gregari, arranca. Perderà 4’37”. Marco butta la bandana nel tradizionale rituale di battaglia, gli avversari scompaiono. Su per il Pordoi e il Sella, anche Tonkov corre sulla difensiva. E a Selva di Val Gardena tappa a Guerini (terzo al Giro nel 1997 e 1998) e Marco Pantani rosa. La prima della sua vita. Con dedica a nonno Sotero, morto nel 1992: “Mi sarebbe piaciuto che fosse lì, sul traguardo, a vedermi conquistare la maglia rosa”. Fuori gioco Zülle, il rivale è Pavel Tonkov, il russo che viene da Izhevsk, la città del kalashnikov. Corridore modernissimo, forte a crono e in salita, è il simbolo di chi non cede mai. E infatti il giorno dopo, in una tappa cortissima (115 km) con arrivo all’Alpe di Pampeago su pendenze del 18%, stacca Pantani e in generale è a soli 27”. Plan di Montecampione è l’ultima occasione. Un duello di 243 chilometri lungo le montagne del Trentino e del Bresciano. Sul Crocedomini (30 km) si inabissa definitivamente Zülle. Resta solo Montecampione, 17 km e 28 tornanti. Tonkov segue il Pirata come un’ombra. Ogni tornante, uno scatto. Il russo non molla. A 3 km dall’arrivo, in un ultimo gesto di disperazione, il romagnolo butta via il brillantino che aveva messo al naso a Capodanno. Racconterà poi di aver avuto una visione, con nonno Sotero che dall’aldilà gli sussurrava “vai, Marco”. A 2,8 km dal traguardo, dopo l’ennesimo allungo, Pantani vede l’ombra di Tonkov alle sue spalle piu lontana. È l’ascensione. “Pantani aquila rosa” titola la Gazzetta. Martinelli racconta: “Non so come fece. E in macchina, scendendo, mi disse ‘ho fatto l’ultimo scatto, lo scatto della vita’. Quel giorno non aveva più niente da spendere, aveva superato qualsiasi suo limite. Era finito. Quel giorno ha fatto più fatica di sempre”. E poi: “Io conoscevo i suoi silenzi. Marco viveva soprattutto di silenzi, più che di parole”. Nella crono di Mendrisio, 34 km, Pantani parte con 1’28” su Tonkov. A Trieste ne aveva persi 1’42”. Può ancora perdere tutto. No, non succede nulla, anzi il Pirata guadagna 5” e a Milano chiude con 1’33”. Sotto il diluvio del Parco Sempione il rosa di Pantani è ancora più brillante. Sul traguardo, è ultimo Paolo Bettini.
BOOM IN TV — Un mese dopo, sarà soltanto Tour de France. Lo scandalo Festina, la polizia, Zülle in caserma, senza occhiali, in lacrime. E l’attacco sul Galibier contro Ullrich. La maglia gialla. Tour de Marco, la doppietta con il Giro 46 anni dopo Coppi. “Vado così forte in salita per abbreviare la mia agonia”. Marco è tutto. Strega la gente. A bordo strada e davanti al televisore. Nel 1994, il volo del Mortirolo vale 5,8 milioni di telespettatori su Italia 1. La giornata in rosa di Selva Val Gardena? 4 milioni su Rai3. E la cronometro di Mendrisio sono 5,8 telespettatori e una share del 58,07%: più di un televisore su due. Pantani regalerà il record del ciclismo al Tour 2000: tappa di Courchevel, la sconfitta più cocente di Armstrong. Oltre 7 milioni di spettatori su Rai3.

Luca Gialanella

Sorgente: Giro d?Italia, -3: Pantani senza rivali, un ?98 da padrone


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