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Montecampion'è per sempre!

06/06/2026
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CAI PROVAGLIO D’ISEO: Gita al Rifugio Tironi Rosello (1710 m) il 5 luglio 2026

Introduzione: Sentiero senza particolari difficoltà, tra pascoli, alpeggi e boschi Sintesi dell’itinerario: Gita nella “Vasta Area della Valgrigna”,zona caratteristica dal punto di vista ambientale, divenuta protetta data la notevole presenza di fauna selvatica (sito UNESCO dal 2019 per la biodiversità ). Si … Continua a leggere

L’INDIPENDENTE – Paolo Conte e la più bella sigla del Giro d’Italia

31/05/2026 di Montecampione.org | 0 commenti

La Svizzera non è in Italia. È un fatto geografico incontrovertibile, che generazioni di cartografi hanno confermato con puntualità svizzera. Eppure a Jonas Vingegaard questo dettaglio non importa molto. Il re pescatore ha scelto di aspettare di varcare il confine, tra i vigneti di Merlot e i formaggi del Ticino, per piazzare il primo vero scatto del suo Giro d’Italia. Un gesto quasi premuroso. È bastato questo a sciogliere come neve di maggio le speranze dei rivali, convinti fino all’ultimo di potergli tenere testa almeno fino al ritorno nella terra del Franciacorta. In particolare quelle del frontaliere Pellizzari, rimasto così indietro da sollevare il dubbio che il confine, in realtà, non lo abbia mai davvero attraversato.

Questo, con le dovute proporzioni e una notevole mancanza di rispetto, è lo stile con cui il grande giornalista sportivo Gianni Mura avrebbe potuto raccontare la vittoria del danese Jonas Vingegaard all’ultima edizione del Giro d’Italia, che si conclude proprio oggi, 31 maggio. I corridori compiono la passerella d’onore a Roma, attraverso i Fori Imperiali, sopra il selciato antico che surriscalda le ultime energie e sotto i maestosi pini che i velocisti non degnano neanche di uno sguardo, impegnati a giocarsi quanto resta di gambe e dignità per l’ultima vittoria di tappa.

Il ciclismo è uno sport di paesaggi, e Gianni Mura lo sapeva bene. I suoi resoconti delle grandi corse a tappe, al Giro ma soprattutto al Tour, cominciavano spesso dal racconto di un paesino di montagna, di un bar chiuso, di gente sul bordo della strada che aspettava i corridori come si aspetta una processione. Tra loro a volte anche delle bambine bionde con degli anellini alle orecchie, «Tutte spose che partoriranno uomini grossi come alberi».

Comincia così Diavolo Rosso una delle più belle canzoni che Paolo Conte ha dedicato al ciclismo. Non certo l’unica. Diavolo Rosso è Giovanni Gerbi, pioniere eroico del ciclismo italiano dei primi del ‘900. Il soprannome gliel’aveva dato un prete di campagna che lo vide sfrecciare a tutta velocità durante una processione, con la sua maglia rossa. Paolo Conte lo colloca proprio in mezzo a quella campagna mentre pedala attraverso un paesino del nord-ovest. La canzone però non parla di lui. Parla di quel paesino e della gente che ci abita: le bambine bionde con gli anellini alle orecchie, i vecchi, le donne che guardano passare il corridore come si guarda passare qualcosa di incomprensibile e meraviglioso. Gerbi è solo un lampo. Una cometa rossa che attraversa il campo visivo e scompare. Ciò che resta è il paesaggio, l’aria ferma del pomeriggio, le risaie, il profumo del tiglio «e questo nord-ovest bardato di stelle». La vita ordinaria di un posto che il ciclismo ha attraversato per un istante senza fermarsi. Del ciclismo, della corsa, della fatica per arrivare al traguardo, non c’è praticamente nulla. La bicicletta è tutta nel ritmo della canzone. Una pedalata furiosa verso il tramonto, controtempo e controluce, che toglie, letteralmente, il fiato.

Diavolo Rosso sarebbe potuta essere la più bella sigla del Giro d’Italia. Così come tantissime canzoni che una miriade di cantautori hanno dedicato alla corsa rosa e, più in generale, alla bicicletta. Poche di queste sono però finite effettivamente nei titoli di testa delle interminabili dirette televisive della Rai, anche se per tanti anni c’è stato davvero l’imbarazzo della scelta. A inaugurare, in tempi recenti, la lista degli autori celebri che hanno effettivamente prestato la voce al Giro, c’è stato nel 2000 Enrico Ruggeri con Gimondi e il Cannibale,  titolo che già da solo vale un’enciclopedia del ciclismo italiano. Nel 2003 è invece Lucio Dalla con Sono in fuga  a cantare di un anonimo corridore che, senza averlo del tutto pianificato, si ritrova nel mezzo di una fuga solitaria e sogna di vincere la volata finale, evidenziando peraltro una notevole ingenuità tattica. Nel 2007, infine, la diretta Rai si apriva proprio con la voce di Paolo Conte che, in Velocità Silenziosa, sentenziava con la consueta impassibilità: «Una bici non si ama, si lubrifica». Subito dopo ci sono stati altri autori noti come Cesare Cremonini, Frankie Hi-NRG e Raphael Gualazzi. Eppure, come a volte accade durante una grande corsa a tappe, la canzone più bella non l’ha scritta un campione. L’ha scritta un gregario. 

È il 1998. Anno particolare per il Giro. C’è un corridore romagnolo che da qualche edizione percorre le salite come se le stesse scendendo, che nell’estate del ’97 ha fatto tremare le Alpi al Tour de France, e che quest’anno sembra finalmente pronto a prendersi la vittoria finale. Nel frattempo accade qualcosa di altrettanto significativo: dopo cinque edizioni consecutive trasmesse da Mediaset, il Giro d’Italia torna sulla Rai. E la Rai, con uno di quegli slanci di sensibilità che ogni tanto sorprendono, sceglie di affidare la sigla del Processo alla Tappa a Gian Pierretti.

In quel desiderio minimo la canzone cambia di livello. Non è più un racconto sentimentale ma una piccola epifania popolare. La gente scende in strada, la festa si fa da sola, il dolore privato si dissolve nel rumore collettivo. Passa il Giro è una canzone d’amore, ma anche una canzone che parla di come resistere alla sofferenza. Resistere e reagire. Come faceva Marco Pantani che pedalava più forte proprio quando la salita diventava insostenibile. «Per accorciare la mia agonia», diceva lui. Pierretti non racconta il ciclismo come spettacolo, ma come evento umano che interrompe la solitudine. E questo, in fondo, è tutto.

Pierretti non è un nome da prima pagina. Scrive Passa il Giro con la stessa economia di mezzi con cui un gregario consuma le gambe senza che nessuno lo noti. La canzone non racconta la corsa. Racconta il momento prima e si immagina il momento dopo. Passa il Giro è una canzone d’amore. Ma non solo. Gian Pierretti soffre per un amore finito. Chiuso in casa, lascia che il mondo vada avanti senza di lui, mentre la vita scorre con il suo ritmo inesorabile. Ma quel ritmo, improvvisamente, diventa il Giro d’Italia. Anche qui, come in Diavolo Rosso, la corsa passa a travolgere la vita di tutti i giorni e Pierretti decide che è il momento di reagire: «però sinceramente non me ne frega niente. Fra poco passa il Giro e in casa solo, io non ci resterò».

Il ciclismo non si racconta con la precisione della cronaca. Tempi e distacchi non dicono nulla della gara. Si racconta con le emozioni, che sono l’unica cosa che resta quando il gruppo è già sparito dietro la curva. Il resto è silenzio, polvere, e la sensazione che qualcosa sia appena passato. E che tu, per un attimo, ne abbia fatto parte.

Gianni Mura quel Giro del 1998 lo seguiva, naturalmente. E quando Pantani vinse, a Montecampione, sotto la pioggia, scrisse di montagne e di un uomo che sembrava appartenervi più che alla pianura. Non scrisse di tattica, non scrisse di distacchi. Scrisse del cielo basso, del freddo, della gente ai bordi della strada bagnata. E di Pantani che, inseguito dai rivali,  attaccava fino a spezzare le ossa. Scrisse del Giro come paesaggio, e di Pantani come figura dentro quel paesaggio. È lo stesso sguardo di Conte su Gerbi, la stessa finestra di Pierretti sul mondo che passa. Un giornalista, un cantautore da prima pagina e un gregario della musica italiana che hanno capito la stessa cosa: che il ciclismo è bello non quando lo guardi, ma quando ti attraversa. Quando passa sotto la tua finestra e per un momento, anche tu, come Pierretti sulla soglia di casa, decidi che in casa solo non ci resti. Passa il Giro è la più bella sigla del Giro d’Italia perché in quell’edizione del 1998 trovò qualcosa di raro: un significato che andava oltre la corsa. O forse è più semplice di così. Forse Passa il Giro è la più bella sigla della storia del Giro d’Italia per via di Marco Pantani. 

Fulvio Zappatore

Sorgente: Paolo Conte e la più bella sigla del Giro d’Italia – L’INDIPENDENTE

Giornale di Brescia – Olimpiadi invernali 2026: online i podcast degli studenti

26/05/2026 di Montecampione.org | 0 commenti

Atleti, rivalità, fair play e curiosità olimpiche: gli studenti di 11 istituti superiori hanno realizzato oltre quaranta puntate pilota esplorando discipline, personaggi e aspetti sociali delle Olimpiadi invernali

Gli studenti di 11 istituti superiori di Brescia e provincia hanno realizzato dei podcast ispirati a «MILANO-CORTINA 2026 – Un secolo di storie», esplorando aneddoti, imprese e trasformazioni delle Olimpiadi invernali. Il progetto ha valorizzato l’uso creativo e consapevole dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie per raccontare sport, ambiente, economia e aspetti emotivi dello sport olimpico.

«GdB Press Forward» è l’iniziativa del Giornale di Brescia, realizzata in collaborazione con The FabLab e con il sostegno di VIVI Energia, che ha permesso agli studenti di cimentarsi nella produzione di contenuti multimediali e di esplorare leOlimpiadi invernali del 2026 da diverse prospettive. I podcast raccontano storie di sport, curiosità, sfide ambientali e trasformazioni sociali, offrendo un’esperienza educativa e innovativa.

Economia, politica e grandi eventi

Sotto la neve

Analizza il lato meno visibile delle Olimpiadi invernali, tra finanziamenti pubblici e privati, grandi cantieri e controversie. Attraverso il caso di Milano-Cortina 2026, il podcast mostra come i Giochi siano diventati operazioni economiche e politiche capaci di trasformare città e territori. Vengono raccontate anche le polemiche per ritardi, costi e impatto ambientale, confrontando la narrazione ufficiale con la realtà dei cantieri e delle scelte economiche.

Olimpiadi invernali: tra debiti e infrastrutture

Focus sulla gestione dei fondi pubblici tra Torino 2006 e Milano-Cortina 2026, analizzando spesa per impianti, trasporti e infrastrutture civili. Il podcast mette a confronto i diversi modelli di gestione dei governi locali e dello Stato centrale, valutando rischi, benefici e lascito delle opere per le città ospitanti, con uno sguardo ai bilanci e all’eredità delle strutture olimpiche. 

Oggi è già domani

Confronta Cortina 1956 e Milano-Cortina 2026, mostrando come le Olimpiadi riflettano tensioni geopolitiche. Dal debutto dell’URSS e la Guerra Fredda alle guerre e boicottaggi contemporanei, il podcast evidenzia come lo sport sia specchio di rivalità globali e continui a rappresentare prestigio nazionale e strumenti di diplomazia culturale. 

Ambiente, tecnologia e sostenibilità

AI: amica o nemica?

Esplora l’impronta ecologica della città di Brescia e delle soluzioni innovative adottate sul territorio, tra economia circolare, mobilità sostenibile e piccoli gesti quotidiani. Il podcast invita i giovani e i cittadini a riflettere sul proprio ruolo nel cambiamento ambientale, mostrando esempi concreti di iniziative locali e impatti positivi misurabili. 

Oltre la neve

Racconta i preparativi di Milano-Cortina 2026, con un salto tra presente e passato: cantieri, polemiche sulla sostenibilità e memoria di Cortina 1956. Il podcast esplora come le Olimpiadi trasformino territori e città, con un focus sul rapporto tra sviluppo sportivo, infrastrutture e impatto ambientale delle competizioni. 

La montagna non perdona: l’avversario nascosto

Approfondisce la sfida tra atleta e ambiente, mostrando come vento, luce, qualità della neve e condizioni meteorologiche estreme influenzino le prestazioni. La narrazione evidenzia come la montagna stessa diventi un «giudice invisibile», capace di determinare esiti e risultati, inserendo lo sport in un contesto naturale imprevedibile. 

Inventare l’inverno

Analizza la trasformazione della neve naturale in artificiale, necessaria per garantire le competizioni in condizioni climatiche sempre più difficili. Viene illustrata la tecnologia della neve programmabile, con pro e contro per gli atleti e le stazioni sciistiche, sottolineando come il progresso tecnico risponda ai vincoli dell’antropocene. 

Oltre il ghiaccio: destinazione 2026

Confronta le Olimpiadi di Cortina 1956 e 2026, mostrando l’evoluzione del concetto di progresso: dalla rinascita industriale post-bellica alla responsabilità ecologica e all’uso della tecnologia, evidenziando come le sfide ambientali siano centrali nel pianificare eventi globali. 

Olimpiadi invernali, senza neve?

Racconta le difficoltà di Innsbruck 1964, quando la mancanza di neve minacciò lo svolgimento dei Giochi. Il podcast alterna storytelling e approfondimenti storici, sottolineando la gestione delle emergenze climatiche e il rapporto tra sport e adattamento ambientale. 

Freeze frame

Esplora il contrasto tra scenario tecnologico e vulnerabilità umana, mostrando come evoluzione della neve e del ghiaccio, resilienza degli atleti e preparazione mentale si intreccino per creare performance straordinarie, anche in condizioni estremamente controllate e artificiali. 

Imprese e storie memorabili

Oltre il ghiaccio: storie di campioni azzurri

Racconta la storia degli atleti italiani dallo sci alle discipline olimpiche più recenti. Il podcast unisce narrazione storica e testimonianze, mostrando l’evoluzione dei campioni, il loro spirito di squadra, la dedizione agli allenamenti e la costruzione di un’identità sportiva nazionale, fino ai Giochi di Milano-Cortina 2026. 

Per te che lotti

Analizza la carriera di Nadia Fanchini, dalle piste di Montecampione ai podi mondiali, evidenziando la sua resilienza dopo infortuni e momenti di difficoltà. Include il passaggio dalla carriera agonistica alla telecronaca, mostrando come l’esperienza di gara si trasformi in narrazione e capacità di trasmettere emozioni al pubblico. https://widget.spreaker.com/player?episode_id=72066608&theme=light&playlist=false&playlist-continuous=false&chapters-image=true&episode_image_position=right&hide-logo=false&hide-likes=false&hide-comments=false&hide-sharing=false&hide-download=true

Fama spietata

Racconta le difficoltà e le cadute degli atleti più celebri, come Federica Brignone, Ilia Malinin e Lindsey Vonn. Analizza come la pressione, le aspettative familiari e dei fan, e la gestione dei fallimenti possano influenzare la carriera, mostrando storie di resilienza, coraggio e determinazione. 

La discesa del coraggio

Seguiamo Sofia Goggia nei momenti più difficili della carriera, tra infortuni, rimonte e vittorie. Il podcast approfondisce la preparazione mentale e fisica, il superamento della paura e la gestione dell’ansia da competizione, offrendo uno spaccato completo dello sport agonistico ad alto livello. 

Il Miracolo di Calgary

Racconta la storica vittoria della squadra giamaicana di bob nel 1988 contro ogni previsione. Il podcast evidenzia il contesto socio-culturale, le difficoltà di un paese tropicale alle Olimpiadi invernali e come coraggio e determinazione possano trasformare una sfida impossibile in un simbolo globale. 

One more run

Tratta la storia di Breezy Johnson, dal percorso di infortuni alla vittoria a Milano-Cortina 2026. Il podcast esplora la resilienza psicologica, il recupero fisico e la gestione della pressione, mostrando il lato umano delle Olimpiadi e il significato di «non arrendersi mai». 

Eddie the Eagle: 10 minuti per cambiare la tua giornata

Racconta la vita di Michael Edwards, l’outsider britannico alle Olimpiadi di Calgary 1988. Il podcast evidenzia il coraggio di competere senza aspettative di vittoria, l’ispirazione che può derivare da storie di perseveranza e l’impatto culturale di un atleta simbolo di spirito olimpico. 

La storia di Lucas Pinheiro Braathen: il ribelle dello sci

Racconta la carriera di Lucas Braathen, lo sciatore talentuoso e creativo, evidenziando come stile, audacia e originalità nello sci alpino possano diventare un marchio personale e lasciare un’impronta duratura nella storia dello sport. 

Non sono il tuo trofeo: La vera storia di Alysa Liu

Esplora la carriera di Alyssa Liu, enfant prodige del pattinaggio artistico statunitense, con focus su successi, pressione mediatica e crisi post-Pechino 2022. Analizza il percorso di resilienza e il ritorno alle competizioni come atleta consapevole e padrona del proprio destino. 

Vinco solo se mi diverto

Racconta la carriera di Giovanni Franzoni, dai primi passi nello sci alle medaglie olimpiche, evidenziando determinazione, passione e umiltà. Il podcast offre uno spaccato del percorso sportivo di un campione bresciano e delle sfide affrontate lungo la carriera. 

Oltre la caduta: la storia di Lindsey Vonn

Racconta l’incidente e il recupero della sciatrice americana Lindsey Vonn, con approfondimenti su resilienza fisica e mentale. Il podcast mostra come gli atleti affrontino infortuni gravi e tornino a competere al massimo livello, diventando esempi di forza e determinazione. 

Tra neve e applausi: vita di Tomba

Analizza la carriera e il successo mediatico di Alberto Tomba. Il podcast evidenzia come il campione italiano abbia reso lo sci popolare, con uno sguardo alle medaglie olimpiche, ai record mondiali e all’impatto culturale nel periodo tra anni Ottanta e Novanta. 

A tutta velocità: intervista a Atle Lie McGrath

Gli studenti hanno simulato un’intervista di fantasia con Atle Lie McGrath riguardo l’episodio insolito in cui l’atleta si allontana dal villaggio olimpico per scaricare tensione, analizzando il lato emotivo e psicologico dell’esperienza sportiva ad alto livello, con approfondimenti sul contesto olimpico e la gestione della pressione. 

Il bastoncino della vittoria

Episodio che celebra il fair play: il gesto dell’allenatore norvegese che aiuta la canadese Sara Renner a Torino 2006. Il podcast analizza il significato di sportività e valori universali, mostrando come la correttezza e l’aiuto reciproco possano superare la competitività. 

Sciare oltre il visibile: il paralimpico Bertagnolli

Racconta la carriera paralimpica di Giacomo Bertagnolli, atleta ipovedente, e il suo rapporto simbiotico con la guida Andrea Ravelli. Il podcast evidenzia le sfide, la resilienza e il modo in cui la disabilità può diventare una leva per l’eccellenza sportiva. 

Discipline olimpiche 

Rompi il ghiaccio

Approfondisce il curling, disciplina spesso trascurata, mostrando regole, storia e curiosità. Analizza la crescente popolarità mediatica a Milano-Cortina 2026 e spiega perché questo sport richieda strategia, precisione e cooperazione tra i giocatori. 

Il rumore dei pattini

Racconta la carriera di Damian Clara e Kristin Della Rovere nell’hockey su ghiaccio, dalla formazione in Nord America alla convocazione nella nazionale italiana. Analizza rivalità, performance olimpiche e come Milano-Cortina 2026 offra una vetrina per far crescere lo sport nel nostro Paese. 

Sport dal divano

Storia e fascino del pattinaggio artistico: il podcast spiega come gli atleti trasformino il ghiaccio in un palcoscenico, unendo tecnica, eleganza e spettacolo. Approfondisce la nascita dello sport, le competizioni storiche e i protagonisti più famosi che hanno segnato la disciplina. 

Freestyle 360°

Esplora lo sci freestyle e le sue discipline spettacolari (slopestyle, big air, halfpipe), con focus sulle performance di Eileen Gu a Pechino 2022. Il podcast combina spiegazioni tecniche e narrazione emotiva, rendendo lo sport accessibile anche ai giovani. 

Ice Game: storie di hockey

Racconta storia, regole e curiosità dell’hockey su ghiaccio, con attenzione alla nazionale italiana. Il podcast accompagna l’ascoltatore alla scoperta della disciplina, analizzando rivalità e preparazione atletica in vista di Milano-Cortina 2026. 

Ghiaccio sottile, alla scoperta di Milano Cortina

Approfondimento su tre discipline «di nicchia»: sci alpinismo, gobbe e curling. Analizza funzionamento, rilevanza olimpica e risultati degli atleti italiani, valorizzando sport meno noti ma altrettanto spettacolari. 

Passione, emozione e resilienza

Fides: Storie di connessione a Milano-Cortina 2026

Esplora legami di fiducia e amicizia tra gli atleti, dalle coppie del pattinaggio e del bob fino ai team di velocità. Il podcast evidenzia come la fiducia reciproca e la collaborazione siano elementi fondamentali per la vittoria, mettendo in luce la dimensione umana dello sport olimpico oltre la competizione. 

Quando perdere diventa vincere

Racconto diMichael «Eddie» Edwards, outsider britannico alle Olimpiadi di Calgary 1988. Nonostante il piazzamento ultimo, il podcast mette in luce la determinazione e il coraggio, mostrando come lo spirito olimpico vada oltre il risultato. 

It’s your vibe

Analizza la dimensione emotiva e introspettiva degli atleti alle Olimpiadi. Attraverso la testimonianza di Cristian Zorzi, il podcast esplora come gli sportivi gestiscono la pressione, superano difficoltà e trasformano le sfide in crescita personale. Include contributi di Federica Brignone e Arianna Fontana, evidenziando come la «vittoria interna» sia spesso più significativa di quella esterna. 

La caduta degli dei

Racconta il momento in cui gli atleti smettono di sembrare invincibili e tornano esseri umani fragili. Analizza scandali, errori tecnici e la pressione dei social media, mostrando come la resilienza e la capacità di rialzarsi siano la vera sfida olimpica. Il podcast evidenzia l’umanità nascosta dietro le medaglie e l’importanza del sostegno emotivo. 

Podcast da podio: dove nasce il campione

Introduzione e chiusura di un podcast sulle Olimpiadi 2026, con riflessioni su coraggio, regole e responsabilità degli atleti. Il podcast sottolinea valori umani universali, mostrando come la disciplina e la dedizione siano centrali anche oltre le medaglie.

Curiosità e aneddoti

La scusa della colica non funziona (nemmeno alle Olimpiadi)

Racconta il caso della squadra israeliana di bob a quattro, in cui una bugia interna annulla anni di preparazione. Analizza le dinamiche psicologiche di sabotaggio, pressione estrema e tradimento tra compagni di squadra, offrendo uno spaccato crudo delle tensioni nascoste dietro le competizioni. 

Miracolo sul Ghiaccio

La storica partita di hockey delle Olimpiadi del 1980 in cui gli studenti universitari americani batterono l’URSS. Il podcast mostra come lo sport possa diventare simbolo di orgoglio nazionale, speranza e resilienza, trasformando una semplice partita in un momento storico globale

Il lato oscuro delle Olimpiadi

Indaga la presenza della criminalità nei grandi eventi sportivi, concentrandosi su appalti sospetti per servizi esterni e televoto truccato. Il podcast analizza il rischio di corruzione e come i controlli odierni cercano di prevenire il riciclaggio o la manipolazione dei risultati. 

Pettegolezzi a cinque cerchi

Puntata leggera dedicato ai gossip olimpici, rielaborati da fonti attendibili in chiave curiosa e divulgativa. Racconta retroscena divertenti e insoliti, offrendo un lato più umano e popolare degli atleti e delle competizioni. 

Abbiamo riportato soltanto il link che riguarda Nadia Fanchini e Montecampione; tutti gli altri li troverete al link della sorgente: Olimpiadi invernali 2026: online i podcast degli studenti