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Giornale di Brescia – Pantani oggi avrebbe 51 anni: quanta Brescia nella sua storia

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Uomini e luoghi della nostra terra sono legati a doppio filo al mito del Pirata, nato il 13 gennaio 1970

Il Pirata oggi avrebbe mezzo secolo più un anno. Una storia tormentata e conclusa tragicamente quella di Marco Pantani da Cesenatico – nell’ultimo anno ripercorsa anche da un controverso film – in cui tanta parte ebbe Brescia.

I primi passi del Pirata nel mondo del ciclismo professionale, per cominciare, lo legano alla figura di Davide Boifava, team manager della Carrera-Tassoni nel lontano 1992, anno in cui reduce dalla vittoria nel Giro dilettanti firmò il suo primo contratto. Nella sua triste parabola, Pantani troverà nello stesso Boifava il suo sostenitore anche nell’ultimo capitolo agonistico, datato 2003, solo un anno prima della prematura morte.

Ma di Brescia – Lodetto di Rovato, per amor di precisione – è pure quel Beppe Martinelli che fu storico direttore sportivo del Pirata prima alla Carrera, poi alla Mercatone Uno, squadra costruita su misura per Pantani stesso, in cui altri corridori bresciani gli furono gregari e compagni. Su tutti Enrico Zaina e Marco Velo, oggi vice commissario tecnico della nazionale di ciclismo.

Proprio Velo fu tra coloro che erano all’Hotel Touring di Madonna di Campiglio la mattina in cui, prima della tappa del Giro di giornata, scattò il controllo a sorpresa per Pantani che lo stesso atleta romagnolo ha sempre considerato l’inizio della fine. Non a caso lo stesso Velo – a sua volta sottoposto a test il 5 giugno 1999 – fu chiamato dagli inquirenti a testimoniare su quelle ore terribili e ebbe a raccontare come fosse facile a quei tempi sabotare una provetta. Una vicenda giudiziaria che ha conosciuto infinite pagine, quella di Pantani, in una delle quali destinata negli auspici a fare nuova luce sulla morte dell’atleta trovò spazio anche una perizia bresciana.

E specie nelle avversità, il rapporto con Brescia fu determinante per Pantani. A partire dal drammatico incidente di cui rimase vittima durante la Milano-Torino nel 1995, quando una jeep sfuggita alle maglie della sicurezza risalì il tracciato di gara contromano mentre scendevano tre corridori: uno era il Pirata che quasi ci rimise una gamba. A salvargliela fu il professor Flavio Terragnoli che lo operò alla Clinica San Rocco di Ome. Ma tra le figure che lo accompagnarono per larga parte della sua carriera, ci fu anche il massofisioterapista Fabrizio Borra, bresciano di Cologne: uno che di campioni ne ha seguiti tanti, da quelli della Formula 1 (dal rovatese Alex Caffi a Fernando Alonso) ai ciclisti come Cipollini o per l’appunto il Pirata, al fianco del quale fu dal 1996 (subito dopo l’intervento seguito al catastrofico incidente) al 2003.

Ma più dei nomi dei bresciani che affollarono la sua vita, ai tanti tifosi che ancora hanno negli occhi e nel cuore le sue straordinarie arrampicate, gli scatti che facevano il vuoto, le imprese più stupefacenti, restano impressi nella memoria i nomi dei luoghi che consacrarono il mito di Pantani. Strana coincidenza, spesso all’ombra delle cime più sfiancanti del Bresciano, su tornanti ammazzaciclisti alcuni dei quali ancora vedono impresso il suo nome con vernice che il tempo non ha cancellato.

Il Mortirolo nel 1994 sancì di fatto la nascita della leggenda, quando ciclisti del calibro di Chiappucci e Berzin apparvero incapaci di resistere ad un attacco sferrato a metà salita, con un azzardo da giocatore di poker del romagnolo. Poi Montecampione, quattro anni più tardi, con il duello che sfiancò il russo Pavel Tonkov e che cosegnò di fatto maglia rosa e Giro d’Italia a Pantani. Nel 1999 dopo anche la Valgobbia ebbe il suo momento di gloria nella geografia dei ricordi pantaniani, con il secondo posto del Pirata all’arrivo della tappa Biella-Lumezzane, che valse comunque al corridore di Cesenatico, battuto solo in volata dal francese Laurent Jalabert, il mantenimento di maglia rosa e primato in classifica.

E anche in questa giornata, in cui i social sono affollati di foto del Pirata e in cui il ricordo commosso di tanti fan si fa più vivido, a Brescia certo in molti avranno dedicato un pensiero a chi, con imprese rimaste nella storia del ciclismo, ha regalato loro emozioni forse mai più rinnovate. Qualcuno, se i prossimi mesi lo consentiranno, potrà rendere omaggio ad un nuovo cimelio che si aggiunge ai tanti custoditi nella sua Cesenatico: la bici che usò nelle prime tappe del suo ultimo Tour de France (inclusa quella vinta sul Mont Ventoux) e che il ct della Nazionale, Davide Cassani, ha donato a mamma Tonina, consegnandola, per usare le sue parole, alla storia proprio in questo anniversario.

Gianluca Gallinari

Sorgente: Pantani oggi avrebbe 51 anni: quanta Brescia nella sua storia – Giornale di Brescia


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