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Montecampion'è per sempre!

Azzurri di Gloria – Correva l’anno 1998: Pantani-Tonkov, il duello dei duelli

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Sono trascorsi vent’anni dalla doppietta Giro-Tour di Marco Pantani. Andiamo a rivivere i momenti più significativi di quell’impresa. Oggi tocca al duello di Montecampione.

 

GIRO 1998, MONTECAMPIONE: LA RESA DEI CONTI

Montecampione richiama l’epica. Rievoca duelli, imprese ed azioni leggendarie. Riporta alla memoria la stoccata spietata e furiosa del “Tasso” Bernard Hinault nel 1982. Fa emozionare con quella salita tutta tornanti e strappi. Per queste caratteristiche, la montagna si presta incredibilmente bene al ruolo di cornice per la resa dei conti del Giro d’Italia 1998. Le tappe precedenti paiono disegnare lo scenario ideale. Un successo a testa per i due protagonisti, Marco Pantani e Pavel Tonkov. Certo, quando la strada sale, nessuno ha il micidiale cambio di ritmo del romagnolo. Tuttavia, la tempra dell’irriducibile russo spinge a non lasciarsi andare a facili entusiasmi, specialmente dopo aver assistito alla conclusione della frazione precedente. Sull’Alpe di Pampeago, il campione della Mapei, con una lunga progressione, è riuscito a levarsi di ruota anche il fuoriclasse della Mercatone Uno, battendolo a sorpresa su un terreno favorevole. Un acuto che va a pareggiare lo smacco di Piancavallo, quando gli scatti di Marco avevano ingessato le gambe del rivale. Sì, la tappa di Montecampione dev’essere la giornata della verità. Quando la carovana rosa arriva ai piedi dell’asperità decisiva, Pantani è in Maglia Rosa, forte dell’impresa di Selva di Va Gardena, ma spaventato dall’avvicinamento di Tonkov, lontano solamente 23 secondi. Per di più, il russo può godere del vantaggio ipotetico dell’ultima cronometro lungo il lago di Lugano. Dunque, i ruoli sono capovolti rispetto al canovaccio classico: il leader della classifica deve comportarsi da formica, facendo provviste in attesa dei momenti di carestia. Al contrario, l’inseguitore ha l’opportunità di correre sulla difensiva, marcando l’altro come il più arcigno degli stopper calcistici. Il duello è tutto lì, in mezzo fra il guizzo dell’attaccante e l’ostruzione del difensore, in un insolito gioco delle parti.

LO SCALATORE ROMAGNOLO E L’UOMO DELLA STEPPA

Marco sa cosa fare. Ha le idee chiare. Non appena la strada inizia ad inerpicarsi crudelmente, scatta. Immediatamente un’ombra si porta sulla sua ruota. Pantani fa per voltarsi, ma già intuisce: Tonkov è già lì, incollato alla bicicletta Bianchi del cesenate. Il Pirata non si scompone. Lascia passare qualche metro, fa rifiatare per un attimo le proprie fibre, apparentemente esili, ma incredibilmente solide. Aspetta con la lucidità di uno scacchista. Poi cambia nuovamente passo. È una progressione, anzi un allungo. Sembra il decollo prima della planata trionfale. Niente da fare, Pavel l’indomito è sempre attaccato, come se un filo invisibile fatto di tenacia e forza di volontà lo tenesse agganciato al romagnolo. Marco si innervosisce. Ora inizia a sentire la fretta di liberarsi delle catene che gli impediscono di librarsi in volo. Ci riprova: altra stoccata, più violenta e decisa. Ancora nessun risultato. Tonkov il guerriero non demorde. Pantani non si rassegna. Non può finire così. Il Pirata lancia un nuovo arrembaggio e poi un altro ancora. Sono progressioni micidiali, realizzate andando ad un’andatura già sostenuta. Eppure, il russo rimane a ruota, sostenuto da una fede incrollabile che va ben oltre la catenina con la croce ciondolante. È consapevole dei propri mezzi ed ha una tenuta psicofisica eccellente, temprato com’è stato dall’educazione militare ricevuta. Nell’esercito non si deve accusare la fatica, è vietato mostrare segni di cedimento. Marco, invece, sembra accusare fastidio per l’inattesa compagnia nel viaggio verso la vetta. È nervoso. Inizia a togliersi parti dell’abbigliamento come gli occhiali o la bandana. Persino il piercing sul naso gli dà la sensazione di appesantirlo nel tentativo di fuga dal rivale. La sfida prosegue lungo tutti i tornanti. È la riproposizione del duello omerico sulla strada. È Achille contro Ettore, uno contro l’altro, in un feroce inseguimento dai ruoli poco chiari, in una cornice di pubblico fremente come Priamo ed i troiani assiepati lungo le mura della città di Ilio. Non ci sono spade, scudi o armature, ma cambi e rapporti delle biciclette. I due eroi vivono la stessa fatica, i loro respiri viaggiano quasi all’unisono, sospinti dal battito di due cuori indomiti. Non ci sarà un pareggio. No, non è previsto dall’epica. Uno e solamente uno potrà essere proclamato vincitore.

QUEL CLICK VERSO LA LEGGENDA

Marco si volta dopo l’ennesimo scatto. Tonkov mantiene la medesima distanza dalla sua ruota posteriore. Sembra quasi matematico nel replicare agli allunghi. Pantani vorrebbe riprovarci, ma stavolta succede qualcosa di inatteso. Sì, ora sono le sue gambe ad essere imballate. Già, maledetto acido lattico! Proprio lui, lo scalatore più forte deve arrendersi in salita. Che destino beffardo! Forse, inconsciamente, il romagnolo teme il contrattacco del russo, un po’ come accaduto a Lago Laceno contro Zulle. Possibile che Pavel stia così bene? Il capitano della Mapei pare imbattibile, una sorta di Ivan Drago in sella. Stavolta non c’è niente da fare. Stavolta ha vinto lui, l’uomo della steppa. Troppo difficile tentare un nuovo allungo. Eppure da qualche parte dev’essere scritto un altro finale, un epilogo diverso e meno beffardo. Marco rivede per un attimo il nonno, ripensa alla promessa di conquistare la corsa rosa. No, non può finire così. Già, ma come scrollarsi di dosso lo scomodo passeggero? Difficile, molto difficile. Pantani tenta una timida progressione. Improvvisamente, in risposta, sente un click. Il Pirata riflette, poi ha l’illuminazione. Quello è il rumore del cambio di Tonkov. E se il russo ha cambiato rapporto vuol dire che sta cedendo. Allora vale la pena provarci davvero. Marco attacca, dà fondo a tutte le sue risorse. Non ci sarà un nuovo tentativo. Il romagnolo si guarda alle spalle. L’ombra non c’è più. Pavel si è seduto, sfibrato dalla fatica. Stavolta è lui ad essere l’emblema della sofferenza fisica. Pantani vola via. La strada sembra improvvisamente spianarsi di fronte alla sua marcia, inerpicandosi spietata, al contrario, all’incedere del rivale. Scivolano via i secondi. Il ritardo si dilata. Sfiora il minuto. Improvvisamente, Montecampione diventa una bolgia. I tifosi del Pirata scandiscono la marcia del proprio beniamino con cori da stadio. Quando Marco taglia il traguardo, la montagna esplode in un boato di gioia. È quasi fatta. Tonkov limita i danni, stravolto ed affaticato. C’è ancora la cronometro di Lugano, ma l’impresa appare complicata. E non ci sarà alcuna rimonta da parte dell’uomo della steppa, degno Ettore redivivo nel duello più epico della recente storia del Giro.

Federico Mariani

Sorgente: Correva l’anno 1998: Pantani-Tonkov, il duello dei duelli | Azzurri di Gloria


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