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Cicloweb – Gira una volta: Cortona

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Collocata su una collina, ad un’altitudine di 494 metri sul livello del mare, Cortona è una cittadina che conta quasi 22 mila abitanti, facente parte della provincia di Arezzo, nel cuore della Val di Chiana. Le sue origini sono molto antiche, tanto che alcune leggende la fanno addirittura risalire al mitico eroe Dardano. In un arco di tempo compreso tra VIII e IV a.C. inoltre fu un importante centro degli Etruschi, con numerose testimonianze che ne attestano i fasti del periodo: tra di esse vale la pena menzionare la Tabula Cortonensis, manufatto bronzeo con una delle più lunghe iscrizioni in lingua etrusca.

In epoca medievale invece il centro fu teatro di varie vicissitudini (comprese le lotte tra Guelfi e Ghibellini), legando successivamente le sue sorti a quelle di Firenze. Nel Rinascimento vi fu invece un fiorente sviluppo artistico, testimoniato anche dalla nascita di un importante artista come Luca Signorelli mentre nel secolo successivo Cortona diede i natali a Pietro Berrettini, meglio conosciuto come Pietro da Cortona. Nel secolo scorso invece, dopo un periodo di sviluppo, le guerre sconvolsero le sorti cittadine: il 27 giugno 1944 nella frazione di Falzano avvenne un brutale eccidio nazista, costato la vita a dieci civili. Dal punto di vista artistico e architettonico, numerosi sono i luoghi degni di nota: innanzitutto lo splendido centro storico, con il Palazzo Comunale e il Palazzo del Capitano del Popolo posti in Piazza della Repubblica; il teatro Signorelli, affiancato al Palazzo Casali; il Duomo; il Museo della Civiltà Etrusca e il Museo Diocesano; in periferia invece meritano una visita la Fortezza del Girifalco, la bellissima Basilica di Santa Margherita e il francescano Eremo Le Celle.

Il 15 maggio 1982 il Giro d’Italia, giunto all’edizione numero sessantacinque, propose la seconda frazione da Viareggio a Cortona, lunga ben 233 chilometri e con un percorso ondulato, favorevole a fughe e a possibili colpi di mano nel finale, posto in leggera ascesa. La gara era scattata con la cronosquadre di Milano, in cui a trionfare fu la Renault-Elf-Gitane di Bernard Hinault, subito in maglia rosa mentre nella prima tappa in linea, da Parma a Viareggio, il successo fu appannaggio di Beppe Saronni, col simbolo del primato passato all’altro transalpino Patrick Bonnet.

Ci si sarebbe quindi aspettati qualche possibile schermaglia prima della cronometro del giorno successivo ma l’avvio di tappa fu caratterizzato da un controllo delle principali formazioni e con la Bianchi attiva e pronta a lanciare lo svedese Tommy Prim, rimasto attardato il giorno precedente. Dopo alcuni tentativi senza fortuna, la corsa si accese a circa cinquanta chilometri dal traguardo con un tentativo di otto atleti, che vide protagonisti, tra gli altri, Palmiro Masciarelli, Riccardo Magrini e un giovane Moreno Argentin, capaci di guadagnare oltre 2 minuti su un gruppo in forte rimonta nel finale.

I chilometri conclusivi si adattavano molto bene ad un possibile spunto di Saronni ma fu ancora la Bianchi a lanciare Prim, in compagnia dello spagnolo Muñoz, prima che il loro tentativo venisse neutralizzato. A poco meno di due chilometri dalla conclusione invece ebbe buon gioco il tentativo operato da tre atleti: lo scalatore romagnolo Alfio Vandi, il neoprofessionista australiano Michael Wilson e l’altrettanto giovane francese Laurent Fignon. Dal gruppo non vi fu l’attesa reazione e così i tre poterono arrivare a giocarsi il successo. Negli ultimi duecento metri fu Fignon a provare l’allungo ma il successivo scatto di Wilson fu decisamente più efficace e consentì al baffuto atleta dell’Alfa Lum di cogliere la prima vittoria di una carriera professionistica che lo vedrà vincere anche una tappa alla Vuelta e il Trofeo Matteotti. Fu inoltre un successo storico, in quanto fu la prima vittoria di un atleta australiano al Giro d’Italia. Fignon fu costretto ad accontentarsi della seconda piazza ma il fuoriclasse transalpino si tolse la soddisfazione di vestire per la prima volta in carriera la maglia rosa all’età di 22 anni. Terzo giunse il generoso Vandi, con Prim e Beccia quasi in scia e Saronni, Moser e Hinault a 6″.

Il giorno successivo Bernard Hinault si riprese perentoriamente la maglia rosa, vincendo la cronometro da Perugia ad Assisi e, dopo averla ceduta per alcuni giorni a Francesco Moser (vittorioso a Diamante nella settima frazione), la indossò a Campitello Matese dopo il giorno di riposo. A far vacillare il “Tasso” fu un tenace Silvano Contini, che anche grazie ad una perfetta tattica di squadra, gli strappò il primato a Boario Terme, nella diciassettesima frazione. La violenta risposta di Hinault non si fece però attendere e così il giorno successivo, nella Piamborno-Montecampione, il fuoriclasse bretone andò a riprendersi di forza il primato, che gli spianò la strada verso la conquista del suo secondo Giro d’Italia.

A Cortona terminò anche una tappa della Tirreno-Adriatico nell’edizione del 1986 e fu decisiva per l’esito finale della gara: la seconda frazione, partita da Ladispoli e terminata dopo 213 chilometri con il duro strappo con pendenze superiori al 15% che conduceva al centro storico, fu caratterizzata dalla lunga fuga degli abruzzesi Luciano Rabottini e Palmiro Masciarelli, che si disputarono il successo con una volata a due. A prevalere fu Rabottini che, grazie agli oltre 3 minuti di vantaggio guadagnati sul gruppo quel giorno, si aggiudicò poi anche il successo finale nella corsa.

Sorgente: Gira una volta – Cortona – Cicloweb


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