I ♥ MONTECAMPIONE

Montecampion'è per sempre!

Gazzetta dello Sport – Elena Fanchini, indistruttibile donna della nevi: “Vado avanti, lotto col sorriso”

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Il tumore, le fratture: la sciatrice, che nel 2018 ne ha passate di tutti i colori, ripercorre a cuore aperto il suo anno terribile. “Non ho mai pensato al ritiro. Ora vado avanti un passo alla volta, poi se il ginocchio dovesse reggere…”

La strada che sale in vetta a Plan di Montecampione ha l’asfalto lastricato di sudore e lacrime: per due volte il Giro d’Italia si è deciso tra i 28 tornanti, sinuosi come serpenti, e nei lunghi rettilinei, veleno per i polpacci. Qui hanno lasciato un’impronta indelebile Bernard Hinault (1982) e soprattutto Marco Pantani (1998). Qui si è visto forse il miglior Fabio Aru (2014). Montecampione, però, è anche il posto delle fragole di Elena Fanchini. Lei non lo sa, ma è “colpevole” di furto. Ha fatto suo uno degli aforismi più a effetto di Charlie Chaplin: “Un giorno senza sorriso è un giorno perso”. Per non correre il rischio, la sciatrice bresciana ne dispensa a decine, anche quando ci sarebbe da piangere e disperarsi. Non solo, proprio nelle notti senza luna sfodera i più belli. A noi ci ha sorpreso e commosso, togliendoci dall’imbarazzo di trovare la domanda giusta per iniziare l’intervista con la vicecampionessa mondiale di discesa libera (Bormio 2005) che in questo anno ha sfidato e vinto un tumore, lottando come una leonessa per ritornare a gareggiare in Coppa del Mondo. Poi la beffa: a pochi metri dal traguardo (dopo aver dimostrato nelle prove d’allenamento di meritarsi la chance) tutto è franato in modo rovinoso e sfortunato sulle nevi americane. Il destino le ha presentato l’ennesimo conto salato: ossa rotte e bisturi sulla pelle. Una cosa simile manderebbe k.o. persino Wonder Woman, ma Elena ha l’arma segreta: seduta sul divano, con gamba e mano sinistra ingessate, la carrozzina parcheggiata poco lontano e un crociato funambolo da valutare tra qualche settimana, riempie la stanza di energia positiva con un semplice sorriso. E poi scaccia via i cani neri citando Vasco Rossi: “Eh già, sono ancora qua. Cosa credevate: ho motivazioni, voglia e passione per riprovarci. Non faccio promesse, devo salire un gradino alla volta. L’operazione è andata bene, a gennaio faremo tutti i controlli, capiremo se sarà necessario anche un intervento al crociato. Ci vorranno parecchi mesi di riabilitazione, arriveremo in estate inoltrata. Ma se il ginocchio risponderà per bene, dico perché no. Perché non provare a fare un’altra stagione. Lo sci è la mia vita: non ci rinuncio senza aver tentato tutto il possibile”.

E’ passato quasi un mese dalla caduta, cosa si ricorda? Avevo toccato il cielo con un dito perché mi ero resa conto di essere competitiva. Me la potevo ancora giocare con le migliori, nonostante il lungo stop dovuto al tumore. Poi è arrivata quella discesa: la neve di Copper Mountain era cattiva, come diciamo noi. In tante erano già cadute, la mia purtroppo è stata un disastro”.

Come mai? “Ero partita da poco, andavo relativamente piano. Può sembrare paradossale, ma è stato un guaio perché gli sci mi sono rimasti attaccati agli scarponi, aggravando le torsioni. Ho capito subito la serietà dell’infortunio. Ormai sono un’esperta…”.

Quanti stop ha avuto in carriera? “Dieci, credo sia un record. E sto parlando degli incidenti gravi, non conto le cadute con contusioni. Riesco a farmi la diagnosi senza aspettare le radiografie”.

Torniamo in America, le sarà crollato il mondo addosso. “Certo, è stata una botta tremenda. All’inizio sono stata calma, ho chiamato subito casa per tranquillizzare mamma e darle il tempo di preparare papà. L’ultima volta è svenuto quando ha saputo che si era fatta male mia sorella Nadia…”.

Gli esami hanno confermato i suoi timori. “Sì, ho riportato la frattura del piatto tibiale laterale della gamba sinistra, la lesione capsulo-legamentosa laterale del legamento collaterale del ginocchio sinistro, la frattura della testa del perone sinistro e la frattura della base del primo metacarpo della mano, sempre a sinistra. Non mi sono fatta mancare nulla, insomma”.

Tanto sconforto e il giallo del ritiro mai annunciato. “Esatto, mi sono svegliata e ho scoperto che tutti mi consideravano un’ex sciatrice”.

Si è arrabbiata? Molto, perché nel video che ho postato su Instagram la parola ritiro non è mai pronunciata. Ora, a parte che ci sono dei passaggi formali da rispettare prima di fare un passo simile, come informare sponsor e Federazione, non sono tipa da smettere così. Altrimenti l’avrei già fatto da tempo”.

Magari ci ha pensato quando le hanno diagnosticato il tumore? “Mai, anzi l’idea di tornare sugli sci a gareggiare è stata forse la migliore medicina. Avere un obiettivo preciso mi ha aiutato nei momenti più difficili. Perché di giorni complicati ne ho passati… Mi è pesato molto rinunciare a quella che sarebbe stata la mia ultima Olimpiade. Ma ho sempre reagito e le uniche lacrime sono state di gioia”.

In che senso? “Sì, di gioia. Quando mia sorella Nadia, rientrata dopo un anno di stop per il grave infortunio alla spalla, mi ha dedicato il terzo posto (dietro alla Goggia e alla Brignone, ndr) nella discesa di Coppa a Bad Kleinkirchheim. Quella gara l’ho vista in tv e sapevo che Nadia stava correndo anche per me. Mi portava sulle spalle”.

Una botta di adrenalina, seguite da settimane di passione. “I medici sono stati bravissimi, hanno subito capito dove e come intervenire. L’esame istologico ha dato esito negativo. Adesso faccio i controlli ogni tre mesi, meglio non sottovalutare il nemico anche se la tempra da sportiva mi ha aiutato a recuperare in tempi rapidi, ma i cicli di chemio sono stati duri. Ero stanca, priva di energie. In quel periodo non ho sciato, non ne sarei stata capace”.

Qual è il segreto per vedere sempre il bicchiere mezzo pieno? “La famiglia, sopra ogni cosa. Sentirsi circondato dall’amore e un balsamo per cuore e muscoli. Ho due sorelle fantastiche, genitori super, nonni a cui sono legatissima. E infatti il pranzo di Natale lo faremo rigorosamente da loro. E poi i cugini coi loro figli. Il momento più difficile al rientro dagli Stati Uniti è stato dire al mio nipotino di 8 anni che non avremmo potuto sciare insieme durante le feste. Questo è il mio segreto, poi c’è altro”.

Tipo? “Per muovermi ora sono costretta a usare la carrozzina, mi mancava questa esperienza. In famiglia sono arrivata seconda, Nadia mi ha preceduto. Comunque, girando sulla sedia a rotelle mi sono accorta di come tutto sia complicato, se non impossibile, per chi si trova in condizioni simili. L’altro giorno sono rimasta fuori da un bar, non c’era modo di farmi entrare. Di pedane o scivoli neppure l’ombra. E allora ho pensato che sono fortunata, perché le fratture passeranno e la carrozzina finirà in cantina. Mentre ci sono persone costrette a combattere l’intera vita contro una società che mette barriere e ostacoli in ogni posto. E allora dico: sono io la leonessa oppure lo sono queste persone?”.

Lei può essere un esempio positivo per chi è in difficoltà. “Questo aspetto mi riempie d’orgoglio. Durante la chemio ho ricevuto tanti messaggi di solidarietà. I più emozionanti erano di chi mi ringraziava perché gli davo coraggio. Per questo motivo tenterò di rimettermi sugli sci pure dopo l’ennesimo infortunio. E nonostante le mie ginocchia da ottantenne…”.

Ci spieghi meglio. “Pensi che uno specialista va in giro per il mondo con le mie radiografie e quelle di Nadia. Le fa vedere come un caso eccezionale: abbiamo le ginocchia talmente logorate da infortuni e incidenti che sono uguali a quelle di una vecchietta. Per fortuna abbiamo fasce muscolari di prim’ordine che compensano e ci consentono di restare competitive nonostante gli anni che avanzano”.

Ad aprile avrà 34 anni. “È l’unica sfida in cui sono perdente. Le motivazioni, la passione e la voglia sono rimaste immutate. Però prima o poi dovrò fare i conti con l’età”.

Da “grande”, diciamo tra qualche decennio, cosa farà? “Resterò in Finanza, troppo impegnativo fare l’allenatrice. Ci sta provando l’altra mia sorella, Sabrina. Non è semplice, si è appena sposata e suo marito l’avrà vista 10 volte in tutto”.

Il matrimonio di Sabrina è stato forse l’unico raggio di sole del 2018? “È stato bellissimo, le ho scelto il vestito: appena l’ho visto ho capito che era stato cucito per lei”.

E come vede il suo futuro? “Meglio del recente passato, fare peggio credo sia impossibile. Come ho detto, le sfide mi piacciono e quindi non metto limiti alla possibilità di gareggiare ancora. Ma non certo per fare da comparsa”.

L’intervista finisce qui. Anzi, no. C’è l’ultima domanda. Questa: ritorno in pista più matrimonio, le piace come programma per il 2019? La risposta di Elena è stata il più bel sorriso della giornata.

Fracesco Ceniti

Sorgente: Elena Fanchini, indistruttibile donna della nevi: “Vado avanti, lotto col sorriso”


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