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Bresciaoggi – 50 anni di Bresciaoggi: l’11 aprile 1974 la prova generale con la copia numero zero

Quel giorno venne distribuito il numero zero del giornale concepito da Bruno Marini e firmato da Giannetto Valzelli. «Affrontiamo un viaggio in diligenza come nei western – si leggeva nell’editoriale – e speriamo che il lettore sia lì, come quando arrivano i nostri»

L’11 aprile 1974 il numero zero di Bresciaoggi 

11 aprile 1974, anno primo, numero zero. E’ un giovedì, mancano tre giorni a Pasqua. Il «saluto ai lettori» pubblicato sull’edizione di prova distribuita gratuitamente in città, racconta di quando Bruno Marini, con gli «amici del cuore», aveva pensato ad un giornale nuovo, moderno, figlio legittimo della brescianità. «Sappiamo di dover affrontare una sorta di viaggio in diligenza – si legge nell’editoriale -, nell’odore di polveri del “western“, e senza iattanza speriamo che il lettore sia lì, come quando “arrivano i nostri“, ad aspettarci». Marini, guida designata, in realtà non dirigerà mai il giornale: muore nel giugno del 1973. E per questo passano alcuni mesi prima che la «macchina» si rimetta in moto. Ma poi i pezzi si ricompongono.

La direzione viene affidata a Giannetto Valzelli, che qualche anno prima era stato licenziato dal Giornale di Brescia per avere auspicato sulla graffiante rubrica Bruttanome la nascita di un secondo quotidiano. La società editrice è la Brescia Edizioni spa, che ha come azionisti di riferimento gli industriali Luigi Lucchini, Adamo Pasotti, Evaristo Gnutti e Armanno Becchetti: l’impegno assunto al momento della fondazione è la garanzia di vita minima di tre anni. Il primo numero ufficiale del giornale approda in edicola il 28 aprile, «una bella mattina di aprile», com’era scritto su uno dei manifesti che tappezzavano la città (un altro diceva «oggi si può scegliere»).

La grafica di Bresciaoggi «spacca»: nasce dall’estro e dalla creatività di Renato Borsoni. Il giornale ha un appeal talmente seducente che l’Associazione Italiana Artisti Pubblicitari gli conferisce un premio, proponendolo come nuovo modello di impaginazione per quotidiani. Dimafoni, telescriventi, «fuori sacco», sono tutti termini che, si può dire, appartengono alla «preistoria» del mondo dell’editoria. Eppure Bresciaoggi, mezzo secolo fa, era già «giovane» e all’avanguardia anche in tipografia: niente caratteri di piombo ma fotocompositrici che producevano strisciate da incollare sui tavoli di montaggio, prima della «trasformazione» in pellicole e in lastre per la stampa offset, o come veniva definita, «a freddo». Bresciaoggi fu il primo giornale ad uscire con un’edizione straordinaria – anzi, due, a poche ore di distanza l’una dall’altra -, il 28 maggio 1974, giorno della Strage di piazza Loggia.

Il titolo, scritto a caratteri cubitali, è di colore rosso: un’altra novità, a quei tempi. Le immagini strazianti e crude dicono più di molte parole. Gli autori sono tre grandi fotografi bresciani: Silvano Cinelli, Oreste Alabiso e «Popi» Orioli, tutti ingaggiati nella «scuderia» di Bresciaoggi. All’interno del giornale l’elenco delle vittime e dei 59 feriti (di una decina c’è anche la foto).

Le prime «firme»

Nel 1974 a Bresciaoggi lavoravano 18 giornalisti, compreso un direttore e sei capi servizio: otto erano professionisti, sei praticanti e quattro non ancora iscritti all’albo. Sfogliando le pagine ingiallite delle vecchie raccolte, si leggono le prime firme di redattori e corrispondenti che tengono a battesimo il quotidiano. In ordine sparso: Aldo Borta Schiannini, Giorgio Sbaraini, Giorgio Piglia, Giuliana Balletti, Italia Brontesi, Enrico Moreschi, Nino Gorio, Luciano Mondini, Gianni Esposto, Mario Cavallo, Carlo Morganti, Enzo Gallotta, Ermete Giorgi, Tullio Ferro, Gianni Quaresmini, Sergio Zanca, Alfredo Laffranchi, Eugenio Fontana, Renzo Bresciani, Floriano De Santi, Sergio Gianani, Emanuele Severino, Franco Nardini, Matteo Tutino, Roberto Balzani, Angiolino Massolini, Silvano Vezzola, Luigino Casto, Luciano Spiazzi, Edmondo Bertussi, Luciano Ranzanici, Bruno Bonomelli, Giancarlo Scotuzzi, Camillo Facchini, Gianluigi Goi, Antonio Reghenzi e Giovanni Ugolini. Ma l’elenco potrebbe continuare…

Al giornale lavorano anche tre dimafonisti, due telescriventisti, 4 correttori di bozze, un archivista, una addetta alla segreteria, un centralinista, un fattorino, quattro impiegati in amministrazione. Per la composizione e la stampa del giornale viene stipulato un contratto con due società: la Nuova Litografica spa (14 tastieristi e 9 montaggisti) e la Reweba, che ha alle sue dipendenze 8 rotativisti. Principale azionista di queste due società è Armanno Becchetti. La distribuzione del giornale, dopo il rifiuto opposto dalla Nuova Diffusione (che distribuisce in città e provincia Giornale di Brescia, Corriere della Sera, Il Giorno, Il Giornale e L’Unità, uniti in «consorzio») viene effettuata dalla Euroexpress spa (maggiore azionista Giuseppe Inselvini), che consegna esclusivamente le copie di Bresciaoggi alle edicole dietro il pagamento di una tariffa quattro volte superiore alla quota di mercato. Il prezzo, evidentemente spropositato, contribuisce in misura non trascurabile a determinare il passivo dell’impresa.

Il capolinea

Quindici mesi dopo gli azionisti di Brescia Edizioni presentano al Tribunale istanza di fallimento, decidendo di sospendere le pubblicazioni. È il 28 luglio, un lunedì. La notizia arriva in redazione poco dopo mezzogiorno. I giornalisti si riuniscono in assemblea, decidendo di tentare l’impossibile: continuare a fare il giornale. Ma come? Armanno Becchetti garantisce l’uso della rotativa, provvisoriamente per sette giorni, contro la corresponsione di un canone simbolico di 1.000 lire complessive. Anche i titolari de La Litografica garantiscono il loro apporto. Nella palazzina di via della Volta si continua a lavorare. Determinante in quei giorni critici l’appoggio degli edicolanti e quello del Comitato per la difesa di Bresciaoggi, formato da forze politiche democratiche, organizzazioni sindacali, amici e sostenitori, gente comune. Ma non basta. C’è ancora da risolvere il «nodo» distribuzione. L’Euroexpress, per continuare la consegna alle edicole, pone ai lavoratori di Bresciaoggi una condizione sine qua non: garantire di persona le spese di distribuzione, quantificate in 50 lire a copia (contro le 12 della concorrenza). Un cappio al collo, per usare un eufemismo. Ed è così che la redazione mette in piedi una macchina di diffusione composta da giornalisti, tipografi ma anche da volontari simpatizzanti e sostenitori della testata: ogni notte si caricano in auto i pacchi dei giornali e si parte, per raggiungere le edicole di una provincia tra le più estese d’Italia. Ogni notte l’avventura si rinnova attraverso 2500 chilometri «macinati» per raggiungere 480 punti vendita. Dopo aver scritto, composto e stampato il giornale, ininterrottamente per 75 notti si parte per Valcamonica, Valsabbia, Garda, Franciacorta, Bassa. Si ammira il sorgere del sole – si fa per dire – e alle sei si va finalmente a letto. Poche ore di sonno e poi di nuovo lì, in via della Volta, a pensare al nuovo giornale. Ogni tentativo di inserirsi nel Consorzio di distribuzione è reso vano dall’intransigenza del Giornale di Brescia (unico, tra i cinque quotidiani, a dire no in forza di una clausola contrattuale che gli conferisce potere di ostracismo nei confronti di ogni altra pubblicazione edita a Brescia).

Il 28 luglio 1975 inizia dunque l’autogestione in cooperativa, anzi in cooperative: quella dei giornalisti (la «28 Luglio», guidata da Odoardo Rizzotti e Giorgio Piglia), e quella dei poligrafici (la «Tuttostampa», capofila Giovanni Faliva e Gianni Finardi). Bresciaoggi diventa Bresciaoggi Nuovo. Dal primo giorno dell’autogestione, non avendo più il direttore, il giornale viene firmato da Marino Fioramonti della Giunta dell’Associazione Lombarda Giornalisti e dal Comitato di redazione (Renzo Baldo, Giorgio Piglia e Veniero Porretti). Dopo un paio di mesi apre anche la redazione romana: un ufficio nella sala stampa di piazza San Silvestro, coordinato da Maurizio Marchesi, Franco Locatelli e, poco dopo, Paolo Liguori. Il bilancio del primo mese di autogestione (29 luglio-28 agosto 1975) riporta nella colonna delle entrate la cifra di 12.807.830 lire (grazie alle sottoscrizioni), a fronte di uscite (carta e stampa, benzina, conto stipendi a tastieristi, impaginatori e impiegati) di 12.793.859 lire.

I giornalisti rinunciano allo stipendio (l’ultimo pagamento di Brescia Edizioni risale a maggio). Gli introiti pubblicitari sono bloccati dal tribunale, i versamenti degli edicolanti per la vendita dei giornali in provincia verranno regolarizzati solo a settembre, mentre in città i rivenditori versano settimanalmente il ricavato sul conto del sindacato, che poi lo trasferisce sul conto corrente della Cooperativa.

Le prime conquiste

Un anno dopo, il 26 luglio 1976, finalmente il giornale è di chi vi lavora: i giornalisti di Bresciaoggi acquistano la testata dal Tribunale. Fautore del passaggio di proprietà è il dottor Giovanni Schizzerotto, che diventerà poi presidente dei probiviri della Cooperativa 28 Luglio. La somma versata è di 7 milioni di lire, anticipati dalla Spi, la concessionaria di pubblicità. La prima grande «conquista» porta la data del dicembre 1976, ed è l’acquisto di una rotativa Goss Community: i componenti del Consiglio di amministrazione della Cooperativa 28 Luglio (Odoardo Rizzotti, Giorgio Piglia, Giovanni Pezzotti, Enrico Moreschi, Italia Brontesi) e della Tuttostampa (Gianni Finardi, Giovanni Faliva, Giuseppe Murgioni, Luigi Pecoraro e Antonio Cavagnini) si impegnano a garantire personalmente e solidalmente i pagamenti alla ditta Imag di Milano. La rotativa viene installata in un capannone di Rezzato e comincia a girare nell’aprile del 1977. Stampa a colori (è una delle prime in Italia) e viene utilizzata anche per il lavoro commerciale, indispensabile per «fare cassa» e sopravvivere. Il 27 luglio 1979 la redazione si trasferisce nei nuovi uffici di via Malta e, da qui, nel 1985 il trasloco definitivo nell’attuale palazzina di via Eritrea: un passaggio storico per la Cooperativa, che diventa anche proprietaria della sede. La rotativa trova casa nei capannoni della ex Tempini, di fianco alla palazzina.

I direttori

Pochi mesi prima del trasferimento in via Malta, a Bresciaoggi arriva il primo direttore «esterno»: è il romano Sergio Milani. Inizia a firmare domenica 14 gennaio 1979, resterà fino al 31 dicembre 1986. Durante la sua direzione nasce BergamoOggi, in seguito alla chiusura dello storico Il Giornale di Bergamo del gruppo Pesenti. Tra gli azionisti, oltre a Bresciaoggi con il 20%, spiccano il petroliere e il presidente dell’Atalanta, Cesare Bortolotti, e Francesco Caporossi del Consorzio Alpiaz Montecampione. Bresciaoggi mette a disposizione, in sinergia, le pagine nazionali e la stampa del giornale. Il numero uno del quotidiano «gemello» esce nell’aprile del 1981. A BergamoOggi «esordisce» come direttore Vittorio Feltri. Sergio Milani viene sostituito, dal 1 gennaio ’87, da un altro giornalista romano: Andrea Barberi. Il 4 luglio 1989 inizia un breve periodo di «interregno»: alla firma, ancora una volta, il Comitato di redazione, formato da Gianni Bonfadini (responsabile), Giorgio Piglia e Massimo Tedeschi. La svolta per Bresciaoggi arriva nel 1990: dopo 14 anni e mezzo di gestione diretta di redattori e poligrafici, il giornale deve fare i conti con il ritardo dei contributi della legge sull’editoria. Nelle casse arriva solo il 30% delle risorse che sarebbero dovute arrivare nell’87. Lo spettro chiusura è dietro l’angolo. Si fanno avanti alcuni imprenditori: Edoardo Longarini – e, di riflesso, il ministro Gianni Prandini – e Giuseppe Ciarrapico. Poi spunta Athesis, gruppo editoriale che pubblica L’Arena e Il Giornale di Vicenza, e la cooperativa passa definitivamente di mano. Al tavolo della trattativa, a Verona, siedono il presidente di Athesis, avvocato Luigi Righetti, insieme ai consiglieri Luigi Ferro e Arrigo Armellini, all’amministratore delegato Carlo Cravero e a Odoardo Rizzotti, nel frattempo passato al gruppo Espresso. Il giornale viene firmato per pochi mesi da Giuseppe Brugnoli, direttore dell’Arena. Poi arriva il primo direttore designato dalla nuova società Edizioni Brescia spa: è Piero Agostini, proveniente dall’Adige di Trento. Arriva il 12 settembre 1990 e lascerà a Bresciaoggi un’impronta indelebile. Nell’arco della sua direzione – bruscamente e dolorosamente interrotta poco dopo la mezzanotte del 26 luglio 1992 sulle scale del giornale -, Agostini aveva messo in luce le sue doti di uomo di solida cultura, cronista appassionato e giornalista dall’esperienza vissuta in prima persona.

Per una decina di giorni è Giorgio Piglia a mettere la sua firma sulla gerenza del giornale, fino all’arrivo di Mino Allione, l’8 agosto 1992. Il rilancio della testata passa dall’angusta strettoia della ristrutturazione del 1994. Il giornale riprende quota e comincia a «volare» per diffusione dopo l’arrivo, il 4 aprile del 2000, del direttore Maurizio Cattaneo. La sua grande intuizione è quella di dare voce a tutti i territori della provincia. Grazie a lui, viene istituita una pagina fissa dedicata alla Valcamonica che darà risultati importanti sul fronte della diffusione. Siamo arrivati ai giorni nostri. L’avventura continua, con lo sguardo rivolto alle nuove tecnologie e alla multimedialità. Una sfida che l’attuale direttore Massimo Mamoli sta affrontando con idee rivolte al futuro, ma senza dimenticare da dove siamo partiti, mezzo secolo fa.

Cinzia Reboni

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