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Mercoledì a Montecampione, parliamo di funghi con Dario Dogali – Coprinus comatus, Coprinus atramentarius e Coprinus vosoustii

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Buongiorno a tutti

Oggi vi parlerò di tre “Coprini”, uno dall’ottima commestibilità che merita di essere conosciuto e di altri due, uno tossico e l’altro non commestibile.

Coprinus comatus, conosciuto con il nome di “Orèce dè legor” nella terminologia dialettale e come Coprino chiomato (nome italiano), è un fungo dal gusto delicato e di ottima commestibilità che fa parte della ristretta cerchia di quei funghi che si possono consumare anche crudi.

Di medio – grandi dimensioni, si presenta, nella fase di giovane carpoforo, con aspetto che ricorda un’ogiva più o meno allungata, diviene poi campanulato e presto inizia la fase di completa maturazione e poi la rapida decomposizione “sciogliendosi”, partendo dal margine, in una sostanza nera simile ad inchiostro. Ecco di seguito la scheda descrittiva.

Coprinus comatus  (Müll. : Fr.) S.F. Gray.

Spore elissoidali – ovoidali

Con cappello di 50-150 (220) mm di altezza e 20-70 mm di diametro, inizialmente ovoidale – cilindrico, poi campanulato, presto deliquescente partendo dal margine. La cuticola è bianca, sericea, presto si lacera in piccole squamule di colore da biancastre a bruno – chiare, sempre su fondo bianco, più grandi e quasi a formare una sorta di disco o calotta ocracea alla sommità. Le lamelle sono molto fitte, appressate, unite, ineguali, larghe, libere al gambo, inizialmente bianche, tendenti, partendo dal margine, ad assumere una tonalità rosata sempre più carica e diffusa per divenire infine nere e deliquescenti. Il gambo, di 100-150 (fino a 220 ma anche oltre – vedere l’esemplare a sinistra in alto della fotografia) x 20-70 mm, è inizialmente pieno, presto cavo, rigido, cilindrico, attenuato verso l’alto all’inserzione con il cappello, ingrossato alla base con bulbo a volte molto infossato e radicante, di colore bianco, leggermente fibrilloso, poi liscio e con presenza di un anello bianco, libero, membranoso, presto evanescente. La carne è poco consistente, fragile e tenera nel cappello, un poco più fibrosa nel gambo, bianca, con sapore gradevole, e con odore debole, poco indicativo.

Cresce dalla primavera all’autunno, sovente in gruppi di numerosi esemplari, nei campi, giardini e terreni ricchi di sostanze organiche, più raramente nei boschi. È l’unica specie appartenente al Genere Coprinus ritenuta commestibile ed è di ottima commestibilità tanto che molti lo ritengono (concordo) migliore del porcino. Per l’utilizzo alimentare deve essere raccolto giovane fintanto che le lamelle sono bianche, da non utilizzare già quando queste iniziano a divenire rosate o peggio ancora nere e deliquescenti perché indice di processo disgregativo che rende la parte interessata potenzialmente tossica. Si presta ottimamente al consumo da crudo in insalata ma anche cotto in vari modi (fritto, impanato, ripieno ecc.). In natura potrebbe essere a volte confuso con esemplari giovani di Coprinus atramentarius, fungo tossico se associato al consumo di bevande alcoliche, e con Coprinus vosoustii, fungo non commestibile, per i quali si rimanda alle schede seguenti.

Coprinus  atramentarius (Bull. : Fr.) Fries

Spore da elissoidali – ovoidali a agmidaliformi

Conosciuto con il nome italiano (volgare) di “Fungo dell’inchiostro” e il nome dialettale di “Capiline vèlenuse”, si presenta di medie dimensioni con cappello di 35-65 mm di diametro x 30-80 mm di altezza, inizialmente ovoidale, poi aperto e conico e infine convesso con il margine lobato e corrugato che si fende e da cui inizia la fase di deliquescenza; la cuticola, di colore grigio chiaro, grigio topo – brunastro, si presenta con piccole squame appressate ocra – brunastre alla sommità,  margine lobato e corrugato, che si fende e da cui inizia la fase di deliquescenza. Le lamelle sono fitte, appressate, ventricose, libere al gambo, di colore prima bianco, poi presto bruno – seppia fino a nere, deliquescenti. Il gambo, di 60-80 (120) mm x 10-17 mm, è biancastro, prima pieno, presto cavo, cilindrico, attenuato in alto e con base più larga, talvolta radicante. La carne è biancastra, poco consistente, con sapore dolciastro e con odore debole, non significativo. Di facile classificazione per il portamento, la crescita cespitosa e per la deliquescenza, cresce soprattutto nei prati e nei luoghi incolti, nei parchi, lungo i canali, specialmente in primavera ma anche a stagione inoltrata, apparentemente terricolo, ma in realtà in relazione con detriti legnosi interrati.

Da considerare tossico perché in grado di determinare avvelenamenti più o meno seri se consumato associato a bevande alcoliche.

Coprinus vosoustii Pilát

Spore elissoidali

Con cappello di diametro 12-25 mm x 20-40 mm di altezza, si presenta inizialmente ovoidale – cilindrico poi campanulato; la cuticola è sericea, scanalata, bianca, bambagiosa, ornata da residui ocracei del velo generale, in forma caratteristica di calotta stellata alla sommità e di minute squamette caduche sul restante; inizia a liquefarsi a partire dal margine. Le lamelle sono fitte, appressate, libere al gambo, bianche poi rosate, infine nerastre e deliquescenti. Il gambo, di 40-70 mm x 8-12 mm, è cilindrico, ingrossato alla base, cavo, bianco, sovente con residui velari verso la base e con presenza di risomorfe bianche; l’anello è bianco, libero, membranoso. La carne è esigua e presto deliquescente nel cappello, ad esclusione della calotta, più fibrosa nel gambo, bianca, priva di odore e sapore particolari.

Cresce su terreni, sia sabbiosi che concimati, ma anche su stallatico equino.

Anche se di taglia più esile, è morfologicamente simile a Coprinus comatus e con questo probabilmente confuso e consumato (peraltro senza nessun inconveniente – la non commestibilità è riferita al suo essere di nessun interesse alimentare) specialmente quando l’habitat di crescita e lo stallatico equino, come nel caso del mio ritrovamento. La calotta stellata è d’aiuto alla sua corretta determinazione unita a l’esame microscopico dove si evidenziano spore più grandi rispetto a Coprinus comatus.

Conclusione:

Solo la conoscenza delle specie raccolte preserva da gravi rischi alla nostra salute.

Mercoledì 1/5 2019 – Festa dei Lavoraori – vi parlerò di alcuni funghi del Genere Xerocomus, i “cambiaculur” funghi da conoscere ed utilizzare specialmente nella preparazione dei “misti di funghi”. Tra questi vi è il più che buono: Xerocomus badius……

Arrivederci e buon fine settimana a tutti, vi saluto cordialmente,

Dario Dogali


Qui l’elenco dei funghi che sono stati argomento della rubrica da quando è nata (21/11/18).

AVVERTENZA : Indicazioni o considerazioni, riguardanti la commestibilità dei funghi trattati, non devono in alcun modo essere considerate informazioni sicure per la raccolta ed il consumo degli stessi. Pertanto ci si deve astenere dal consumare funghi solo sulla base di queste indicazioni o della presunta somiglianza con le fotografie pubblicate. Si declina pertanto qualsiasi responsabilità, sia penale che civile, derivante dalla inosservanza di questa avvertenza.

E’ buona cosa leggere sempre e comunque:

Informazioni generali

Glossario

Biografia di Dario Dogali

Nota bene: Il testo di colore ROSSO nelle pagine della rubrica sui funghi, indica pericolo e non commestibilità.


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